
Bakemono Lab ha annunciato un ambizioso progetto editoriale che si snoda tra cinema, scrittura e illustrazione, e che vedrà la luce a marzo con il primo di 5 libri, intitolato He Read Deep Into The Night. Ogni libro includerà 100 racconti brevi di Peter Greenaway, accompagnati dalle suggestive illustrazioni di Stefano Bessoni, intrecciando testo e disegni in un gioco di elementi che aprono al lettore una riflessione sul campo di battaglia tra parola e immagine. A ottobre, inoltre, il libro uscirà anche in Francia con Dis Voir, che lo distribuirà internazionalmente in inglese e francese.
Peter Greenaway dichiara: “Negli ultimi cinquant’anni ho raccolto i miei racconti. Si tratta invariabilmente di riflessioni nate da fascinazioni che non hanno mai trovato casa altrove. Spesso sono stati scritti come provocazioni, o idee per film mai realizzati, per progetti incompiuti, suggestioni per dipinti, per il teatro, per mostre o semplicemente considerazioni a sé stanti. Fin dai miei esordi nel cinema ho scritto racconti brevi, anzi molto brevi: a volte due o tre frasi, magari un paragrafo.
Sono arrivato a quasi un migliaio di storie e ho la netta sensazione che non smetteranno di aumentare. Alcune hanno trovato la loro strada nei miei primi cortometraggi – storie raccontate direttamente alla cinepresa in H is for House e Vertical Features Remake –, altre sono diventate l’ossatura stessa di un film, come nel caso di Dear Phone. Questi racconti si riversano anche, in modo stravagante, nelle tre ore enciclopediche di The Falls.
Si sono moltiplicati nel tempo, arrivando a toccare quasi tutto ciò che mi interessa. Alcuni soggetti tornano con insistenza: pittori e dipinti, uccelli e storia naturale, anatomia, Roma e i Romani, i Paesi Bassi e gli olandesi. Ricorrono Darwin, Rembrandt ed Enrico VIII. E le storie sulle storie sono infinite. The Cook, The Thief, His Wife and Her Lover è incentrato sulle portate servite durante una cena, mentre un’altra sceneggiatura immagina un vecchio che scrive un centinaio di storie sulle torri di una città – una struttura che mi permette di parlare di morte, perdita, arroganza umana, invecchiamento, mortalità ed eutanasia. Non so ancora se tutto questo approderà mai al cinema.
Insieme all’artista, pittore e illustratore Stefano Bessoni, presento oggi una raccolta di questi racconti, accompagnati dai suoi disegni.
E così, abbiamo iniziato.”
Stefano Bessoni aggiunge: “Nel corso degli anni, oltre a guardare e dissezionare ogni opera di Greenaway con un atteggiamento patologico, ho spesso pensato a quelle piccole narrazioni grottesche e spiazzanti, che avevo incontrato per caso tanto tempo fa, dove persone con fissazioni peculiari, zoologi e strambi scienziati, degni dell’Enciclopedia delle Scienze Anomale che sognava Raymond Queneau, si mostrano in tutta la loro testardaggine e fragilità. Sono racconti che fanno pensare a Jorge Luis Borges e Italo Calvino, ma anche, per lo spirito affine, a quelli di Juan Rodolfo Wilcock, surreali, assurdi, colmi di paradossi esistenziali. A volte ho fantasticato di lavorarci, di fare ritratti di quei personaggi che in fondo mi assomigliano tanto, ma è sempre rimasta una fantasia audace, che non ho mai avuto il coraggio di realizzare.
Durante i primi scambi di idee per impostare il progetto, sono rimasto molto colpito nel sentire Peter parlare del campo di battaglia tra immagine e testo. Lui sostiene, e io concordo, che il testo ha una libertà che l’immagine non può avere. L’immagine invece tende a fissare un’idea che la parola scritta non ha. Un’immagine stimolata da un testo è diversa per chiunque legga quel testo. Un’immagine da sola non ha questo vantaggio. Per questo motivo, ho deciso di concentrarmi sui protagonisti delle brevi narrazioni, figure che portano nel profondo della loro anima disagi esistenziali, ossessioni, sogni paradossali e di aggiungere alcuni elementi presenti nel testo, senza ambientazioni o contesti specifici.
Non volevo cadere in una mera narrazione illustrata, ma trasformare testo, immagini ed elementi grafici in un gioco per il lettore, in modo che possa fantasticare con i pezzi a disposizione, sviluppando un’idea personale. E proprio per non rischiare, credo che molte storie debbano rimanere senza immagini, conservando tutto il mistero evocativo che solo la parola scritta può suggerire.”
Per tutti gli aggiornamenti sulla pubblicazione vi suggeriamo di seguire il sito e i social di Bakemono Lab.
Fonte: comunicato stampa







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