
La tanto attesa trasposizione di Cime Tempestose ad opera della regista Emerald Fennell ha già fatto abbondantemente parlare di sé, ancor prima della sua uscita, grazie a una massiccia campagna marketing e a un trend sui social, dove gli amanti di libri sono accorsi a recuperare l’omonimo classico di Emily Brontë, giudicandolo assai complicato sia in lingua originale che nella sua traduzione italiana.
Ciò che sembra accomunare la trepidazione quasi isterica attorno a questo film sono i discorsi, in diverse declinazioni narrative e metanarrative, su scandalo, inaspettato e ossessione: chi ha riscoperto il libro aspettandosi una storia d’amore alla Jane Austen è rimasto sorpreso, spesso spiacevolmente, mentre la campagna marketing e i vari trailer rilasciati insistono sulle componenti più sessuali e tossiche della trama. Tutto questo hype, a parere di chi scrive, rischia solo di disattendere aspettative erronee su quella che è un’opera riuscitissima, volutamente sopra le righe, e perfetto connubio fra il classico ottocentesco e lo stile, provocatorio e pop, della Fennell.
La primissima scena è una dichiarazione netta e inequivocabile su quello che sarà tutto il resto del film: si assiste a un’impiccagione in pubblica piazza, dove uno stuolo di ragazzini commenta l’avvenimento notando il rigor mortis del pene del cadavere; la morte si mescola fin da subito alla sfera sessuale in modo perverso e sinistro, lasciando intendere che non si parlerà di una storia d’amore e passione classica e romantica, ma profondamente cupa. Già i nostri protagonisti, Catherine (Margot Robbie) e Heathcliff (Jacob Elordi) ci vengono presentati in un contesto tutt’altro che idilliaco: lei figlia di un uomo borghese, ormai alcolizzato e caduto in disgrazia, e lui zingaro orfano salvato e portato a casa proprio da quest’ultimo in un raro sprazzo di lucidità ed empatia.
I due fin da bambini crescono nella stessa casa sporca e trascurata, facendosi compagnia con passatempi discutibili (come rincorrere e uccidere ratti in giardino) e facendo fronte comune contro il padre-patrigno, che tra una bottiglia e l’altra opera metodi tutt’altro che educativi per crescerli, come frustate e discorsi manipolatori. Ad assistere al tutto c’è la cameriera e dama di compagnia Nelly, anche lei figlia di una famiglia agiata ormai decaduta, che nel libro è una dei narratori principali della vicenda mentre qui funge da occhio giudicante e specchio sociale.

Una prima differenza rispetto al classico gotico della Brontë si trova proprio nella figura di Nelly: se nel romanzo era narratrice e bussola morale, e in quanto tale guidava il lettore verso una comprensione del legame fra Heathcliff e Catherine (per quanto perverso e criticabile fosse per l’epoca), nel film invece incarna una moralità rigida e severa, il vero ostacolo a un amore libero da ogni ragione sociale come quello fra i due protagonisti. Il motivo dell’inversione di ruolo è sicuramente dovuto a un’altrettanta inversione di significato che ha ormai assunto la moralità in tempi moderni: se nell’Ottocento serviva a guidare l’opinione pubblica e a veicolare ciò che era ritenuto socialmente giusto, nell’epoca contemporanea invece è vista come un qualcosa di ormai antiquato e inflessibile, incapace di adattarsi alle passioni ed emozioni che vivono al di fuori del “giusto” sociale e che sono invece segno di qualcosa di più lodabile: la libertà individuale.
Se la Brontë infatti utilizza Nelly per evitare che il lettore formuli un giudizio troppo duro sui comportamenti di Catherine e Heathcliff, e ne facilita in molti modi lo svolgimento della storia d’amore, nel film accade l’esatto contrario: Nelly si trasforma in ostacolo incarnando l’occhio esterno della società che giudica e censura. Allo stesso modo, la storia d’amore fra i due è trasposta in modo paradossalmente meno tossico rispetto al romanzo, ricordando più una relazione melodrammatica maledetta che un’ossessione violenta che rasenta il criminale.

Tra le fonti d’ispirazione per il film risultano infatti sicuramente le storie d’amore tormentate tipiche dei melodrammi della Hollywood classica come Via col vento, il cui rimando è chiaro fin dalla scelta del poster e prosegue riprendendone anche molte scelte scenografiche e di costume. Costumi, tra l’altro, assai criticati sui social in quanto decisamente non appartenenti al periodo, ma la critica risulta sterile nel momento in cui si mette in chiaro fin da subito che questa trasposizione non cerca coerenza storica ma citazionismo, eccesso e modernizzazione. I richiami alla Hollywood classica sono sapientemente fusi con gusto moderno: cos’è un’attuale storia d’amore piena di passione senza il sesso?
Emerald Fennell, conosciuta per Una donna promettente e Saltburn, è una regista il cui marchio di fabbrica è sempre stato la violenza mescolata alla frivolezza e a colori accesi e isterici: scandalo, critica sociale e bubblegum-pop tutto insieme. In Cime Tempestose, è proprio questa coesistenza fra opposti a dare un tono contemporaneo a una delle storie gotico-romantiche più famose dell’Ottocento: la nebbia delle brughiere inglesi e i dialoghi eccessivamente drammatici dei due innamorati, che davano il tono gotico al romanzo, sono resi modernamente gotici grazie a un persistente gusto del proibito, reiterato in termini attrattivi ma anche disgustosi, con continuo riferimento a liquidi corporei e non, come le uova, la bava di lumaca e di sanguisuga, e il sangue stesso di animali e umani.
Cime Tempestose risulta quindi la soluzione più ovvia e riuscita al connubio Emerald Fennell + Emily Brontë: una storia d’amore maledetta a tinte grottesche e perverse, con uso di black humour e un focus tutto femminile sull’ossessione erotica. Bonus point per le interpretazioni degli attori, molto convincenti nei panni della capricciosa Catherine (veramente una moderna Rossella O’Hara) e del cupo e vendicativo Heathcliff, ma soprattutto per la colonna sonora di Charli XCX: terrificante e inquietante durante le inquadrature della nebbiosa brughiera inglese, e inaspettatamente tenera durante i momenti più intensi tra i due protagonisti dannati. La cantante inglese si dimostra ancora una volta un’artista poliedrica che non tradisce il suo genere prediletto di appartenenza, l’elettropop, riuscendo a fonderlo egregiamente con sfumature inevitabili di gothic rock.
Se cercate quindi una trasposizione perfetta del romanzo di Emily Brontë, purtroppo questo film non fa per voi: il personaggio di Heathcliff è decisamente edulcorato rispetto al libro, e la trama si ferma attorno al capitolo sedici anziché proseguire fino al trentaquattresimo; anche il personaggio del servo Joseph a confronto risulta un santo, e molti altri personaggi più o meno importanti (come Hareton Earshaw) sono del tutto assenti. Se siete invece alla ricerca di un film romantico dai toni gotici, volutamente eccessivo, con dialoghi tanto drammatici da risultare comici e un riuscito sottotesto di critica sociale, questo nuovo Cime Tempestose è decisamente la vostra cup of tea.
Un ringraziamento speciale a Warner Bros. Italia







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