Hamnet – L’elaborazione del lutto secondo Shakespeare

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Fresco vincitore di due Golden Globe per la miglior attrice e per il miglior film drammatico, Hamnet della poliedrica Chloé Zhao ha già calcato un po’ in sordina le sale statunitensi e ora giunge anche in Italia, in attesa (si spera) di riscontrare un’affluenza positiva, visto che la stagione dei premi cinematografici ha iniziato a puntargli sopra il giusto riflettore.

Rielaborazione dell’Amleto di Shakespeare sulla base del romanzo Nel nome del figlio di Maggie O’Farrell, Hamnet si interroga sul potere catartico del teatro e sulla sua efficacia, intrecciando il concetto topico di catarsi spettatoriale col tema moderno della funzione terapeutica della creazione artistica.

hamnet william agnes

In epoca rinascimentale, i giovani William (Paul Mescal) e Agnes (Jessie Buckley) s’innamorano dopo essersi incontrati in una suggestiva foresta inglese, che tramite colori saturati e riprese in campo lungo dal basso lascia già presagire l’atmosfera profetica e onirica che permeerà tutta la vicenda. Dopo aver apparentemente superato le rispettive reticenze familiari all’unione, i due si sposano e diventano genitori di tre bambini, tra cui i gemelli Hamnet e Judith, che una volta cresciuti si divertono spesso a scambiarsi identità, tra modifiche al tono della voce e cambi di vestiti.

La situazione di tranquillità familiare subisce un brusco cambiamento quando William, frustrato per l’incapacità di riuscire a scrivere, accoglie il suggerimento della moglie Agnes e inizia a recarsi per brevi e regolari soggiorni a Londra in cerca d’ispirazione; realtà di città e realtà di campagna iniziano a mescolarsi, fondendo sogni apparentemente profetici con la terrificante concretezza dell’avvento della peste. La dimensione onirica delle colline e delle foreste dove vivono i protagonisti inizia a infettarsi con la brusca realtà della fervente vita cittadina, suggellando una quasi inevitabile separazione all’interno delle fondamenta stesse della famiglia di William e Agnes.

hamnet figli

Chloé Zhao, che già con Nomadland (2020) aveva dimostrato di saper dar valore ai paesaggi rendendoli più di semplici sfondi, qua conferma la sua abilità nel rendere la natura parte integrante della narrazione, suggerendo atmosfere e anticipando avvenimenti tramite l’uso di colori saturi e densi che rimandano a una dimensione a tratti allucinatoria, al confine fra realtà e profezia. Le capacità divinatorie di Agnes trovano realizzazione nella sua affinità con la foresta, scenario del suo primo e suggestivo parto naturale, e nel legame con il suo falco domestico, animale profetico per eccellenza nella pratica degli àuguri. William invece, seppur dotato di una sensibilità esistenziale notevole, soprattutto per l’epoca, non riesce mai a entrare appieno in sintonia con la natura come la moglie, trovando realizzazione più nella produzione artistica in solitario, mostrata attraverso piani claustrofobici e cupi della sua stanzetta.

Se la vita di Agnes è caratterizzata da continue escursioni naturali, superstizioni, sogni profetici e collaborazione tra tutti i tipi di esseri viventi, quella di William è completamente introspettiva e cerebrale, vissuta all’interno di luoghi chiusi e in solitario, nonostante l’evidente amore che dimostra di provare per la compagna e i figli. Questi ultimi, i cui nomi rimandano a quelli dell’effettiva progenie di Shakespeare, danzano tra le profezie pronunciate dalla madre e gli spettacoli teatrali scritti dal padre, in una continua mescolanza fra finzione e realtà che li porterà ad assistere a scene apparentemente inspiegabili e frutto di magia. Hamnet in particolare, che dà il nome al film e che è una variante dell’epoca al nome Hamlet (Amleto), si rivelerà fonte principale d’ispirazione per il padre e svolta catartica essenziale per la madre.

hamnet teatro

Con continui e inevitabili riferimenti all’intera opera di Shakespeare, tra cui gli scambi d’identità tra gemelli tipici delle sue commedie e celebri passaggi di dialoghi tratti dalle sue tragedie (annoverando, ovviamente, l’immancabile “essere o non essere” amletico), Hamnet trova la sua forza non solo nell’ottimo parallelismo ossimorico fra le due forze pulsanti della narrazione, William e Agnes, che si muovono su sfondi e paesaggi a loro propri, ma anche e soprattutto nel riuscito discorso meta-cinematografico, che mette in scena a sua volta la funzione catartica del teatro tramite schermo nei momenti finali.

La catarsi, secondo la Poetica aristotelica, era la principale funzione delle tragedie teatrali, consistente nella messa in scena di situazioni estreme che, suscitando emozioni forti negli spettatori (tradizionalmente, compassione e paura), avrebbero poi permesso loro di riuscire a viverle, assorbirle e sfogarle senza che esse si riversassero, confusamente, nella vita di tutti i giorni e nel vivere quieto in società. In Hamnet, questa catarsi classica avviene in senso moderno poiché incorpora anche teorie psicanalitiche, coinvolgendo concetti come l’elaborazione personale del lutto e un forte individualismo isolato dalla collettività.

hamnet paul mescal

Sia Agnes che William sono infatti individui con una propria interiorità e uno specifico mondo d’appartenenza, e solo tramite la rappresentazione teatrale di una tragedia (parallela a quella che vediamo noi su schermo) riescono a comprendere le forti emozioni che li attraversano e a compatirsi finalmente a vicenda nel senso classico di “patire insieme, soffrire insieme”. La catarsi è completata da una ritrovata empatia, che non solo permette ai protagonisti di tornare a vivere normalmente in società come nell’intento aristotelico classico, ma consente anche loro di elaborare le proprie emozioni inespresse condividendole con altri, soprattutto l’uno con l’altra.

Hamnet è lo stravolgimento di un classico che rispetta le profonde radici teatrali di provenienza e le intreccia con germogli più contemporanei di individualismo moderno e analisi psicologica. Aiutato da performance intense e convincenti e da fotografia e scenografia suggestive nonché narrativamente partecipi, il film sancisce la rinascita di Chloé Zhao come regista originale dopo il buco nell’acqua del marveliano Eternals, facendo ben sperare in un futuro più all’insegna di densi sottotesti meta-filmici e storie emotivamente impattanti.

SannyBoodmann Articoli
Esaltata e riflessiva, amante dei libri fin da piccola e dei film fin da quando ha scoperto che anche quelli da festival (ovvero, i millantati come i più impegnati) possono essere alla portata di chiunque abbia una mente aperta e uno spirito critico definibile tale. Fan dell' "accessibile a tutti" ma anche del "commentabile da pochi".

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