Gukken 1 – Il manga di Sio, Dado e Azzurro Chiara

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Voto:

Personalmente non sono un grande fan di manga, manhwa e manhua realizzati in paesi non asiatici, già come idea di base: un conto è ispirarsi a determinati character design e a una certa impostazione delle tavole, ma usare anche stessa impaginazione, senso di lettura, formato e tutto il resto mi dà sempre l’impressione di concentrarsi troppo su uno stile dal facile appeal, invece che su un fumetto valido di per sé. Probabilmente le mie esperienze negative con alcune storie di questo stampo mi hanno creato dei pregiudizi.

Fatte le dovute premesse, ammetto che però il primo volume di Gukken l’ho trovato parecchio sorprendente, tra i disegni mozzafiato di Azzurro Chiara, gli ottimi grigi di Silvia Savuland Landucci e una storia scritta da Dado e Sio che, pur non reinventando la ruota, è sicuramente intrigante. Non dico che abbia scardinato del tutto i miei preconcetti riguardo fumetti del genere, ma quantomeno vi ha fatto breccia.

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Nel mondo di Gukken, secoli prima gli esseri umani fusero in massa i loro cervelli a internet tramite impianti cibernetici, per riuscire a processare una mole sempre più enorme di dati. Dopo un iniziale periodo di prosperità, la rete però smise improvvisamente di funzionare portando alla morte la maggior parte della popolazione mondiale che si era connessa. Il pianeta pian piano si ripopolò, ma tutta quella conoscenza rimasta intrappolata era troppo preziosa per andare perduta, così venne creato un nuovo sistema per riconnettersi alla rete, adattando un videogioco fantasy affinché esplorare quell’universo di informazioni fosse più comprensibile per la mente umana. Nacquero così anche nuove figure professionali chiamate Crawler, specializzate nel recupero dei dati in cambio di laute ricompense, costrette spesso anche a scontrarsi con mostri e altri professionisti per portare a termine il proprio compito.

In questo primo volume seguiamo in particolar modo la storia di Leeroy, una fortissima Crawler veterana che ha preso sotto la sua ala Iruka, un “wannabe” che si fa prendere troppo dall’entusiasmo e non ne combina una giusta. Dopo un’avventura indagine a caccia di una ricetta perduta i due ritornano alla città di Star Town, che fa un po’ da hub centrale e zona franca. Qui Iruka, dopo aver messo le mani su una spada che in realtà si rivela buggata, assiste alle azioni di uno Snatcher, ovvero un Crawler spietato che ruba i dati ad altri personaggi uccidendoli. Per negligenza dello Snatcher quei dati si trasformano in una creatura che lo uccide a sua volta, assorbendolo e trasformandosi in un gigantesco mostro che comincia a falcidiare personaggi e NPC mettendo a soqquadro la città. Iruka si trova così in mezzo alla baraonda e il suo destino sembra segnato, non fosse per un misterioso oggetto trovato nella precedente esplorazione che gli conferisce un incredibile e inspiegabile potere.

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Come già accennato la storia non è nulla di intrinsecamente originale, almeno in questo primo volume: anche se magari non sono riferimenti voluti, la struttura del mondo e diversi concetti si direbbero presi a piene mani dalla Trilogia dello Sprawl di William Gibson e Jhonny Mnemonic di Philip K. Dick, e anche solo superficialmente ci sono somiglianze con Sword Art Online e Ready Player One.

Detto questo, è comunque un modo interessante per riarrangiarli facendone qualcosa che parli a lettrici e lettori di oggi, con un setting prettamente fantasy molto particolareggiato a differenza di altri che sembrano generici JRPG, e i singoli personaggi che con il loro intreccio fanno ridere e conquistano.

La sceneggiatura la farebbe quasi da padrona, se non fosse per i disegni fenomenali di Azzurro Chiara, con character design decisamente ispirati, fondali ricchissimi di dettagli e scene d’azione incredibili, specialmente quelle che occupano splash page singole e doppie. Un plauso va anche a Silvia Savuland Landucci e la sua colorazione in scala di grigi dall’ottima resa.

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La cosa che mi diverte di più è che dopo aver terminato la lettura ho continuato a pensarci facendomi diverse congetture: la spada “buggata” di Iruka verrà effettivamente sfruttata come si faceva con i difetti e il lag dei vecchi videogiochi, per essere imprevedibile ed efficace? Il fatto che il potere sbloccato da Iruka derivi da una sorta di artefatto a forma di “G”, con un design molto simile a quello del motore di ricerca più usato al mondo, è solo una strizzata d’occhio o c’è qualcosa di più profondo?

E a proposito di questo, da nipponista non posso non pensare al titolo: è composto da due kanji, il primo 悪 “aku” che significa “maligno/cattivo” e il secondo 検 “ken” si traduce in “ricerca/indagine“, utilizzato anche per indicare le ricerche fatte proprio su internet (検索 “kensaku”). Fremo per scoprire cosa voglia dire visto che dubito che sia un caso, ma non resta che aspettare i prossimi volumi per svelare questi misteri, insieme a un altro: perché diavolo il protagonista si chiama “delfino” in giapponese?

Un ringraziamento speciale a Star Comics

Chirano Articoli
Diplomatə al corso e al Master di Sceneggiatura alla Scuola Internazionale di Comics di Torino, laureatə in Letteratura Giapponese a UniTO e felice di essere qua :)

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