Cavaliere Redentore e Il Ritorno del Cavaliere Redentore: Batman aiutante di Babbo Natale

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Il periodo natalizio riesce ogni anno a portare con sé un carico di emozioni difficile da ignorare, non solo per ciò che rappresenta dal punto di vista delle festività, ma anche per tutto l’immaginario che gli ruota attorno. Con l’arrivo dell’inverno le città cambiano volto, le case si riempiono di luci e decorazioni e, puntualmente, i media di intrattenimento colgono l’occasione per proporre prodotti a tema natalizio.

L’obiettivo è duplice: da un lato avvicinare il pubblico generalista con qualcosa di immediatamente riconoscibile, dall’altro offrire al pubblico più navigato un intrattenimento leggero, diverso dal solito, magari da consumare distrattamente tra una fetta di panettone e l’altra. DC Comics, in questo senso, non si è fatta particolari problemi. La strategia è chiara e dichiarata: offrire una storia ricca di fanservice, facilmente vendibile anche come regalo per amici e parenti, un po’ come quei famigerati maglioni natalizi di lana con le renne stampate sopra, spesso inutili ma in qualche modo parte integrante della tradizione.

Batman & Babbo Natale: Cavaliere Redentore

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Batman & Babbo Natale: Cavaliere Redentore è esattamente questo: un maglione di lana di Batman, caldo, rassicurante, ma tutt’altro che raffinato. Scritta da Jeff Parker e illustrata da Michele Bandini, Danny Kim, Stephen Segovia e Trevor Hairsine, la miniserie che ha accompagnato il Natale DC Comics del 2024 rappresenta un esempio piuttosto chiaro di come, talvolta, non sia necessario leggere un fumetto introspettivo o rivoluzionario per trovare un minimo di divertimento. Qui non si cerca di lasciare il segno: l’unico vero obiettivo è intrattenere, e in questo senso il fumetto centra il bersaglio, pur restando confinato in una mediocrità tutto sommato consapevole.

Il fanservice domina incontrastato. Tra cameo e presenze fisse nel cast dei comprimari, praticamente ogni membro della Justice League fa la sua comparsa per fronteggiare la minaccia di turno, ma questa volta con un alleato d’eccezione: Babbo Natale, o meglio Klaus.
Il primo capitolo si apre come una classica detective story di Batman, salvo poi deviare quasi immediatamente verso territori più mistici e sovrannaturali. Non a caso il problema richiede l’intervento di Zatanna, che funge da ponte tra il mondo razionale del Cavaliere Oscuro e l’escalation di elementi magici che caratterizzeranno il resto della storia. Il tono rimane sempre estremamente leggero, privo di reali ambizioni, e i colpi di scena – se così vogliamo chiamarli – servono più che altro a dare una minima scossa a una narrazione altrimenti fin troppo lineare.

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Il vero divertimento sta nel vedere alcuni tra gli eroi e le eroine più iconici della DC Comics prendere a pugni demoni, mostri mitologici e creature sovrannaturali di vario tipo. Questo perché Klaus, in questa interpretazione, è a tutti gli effetti una sorta di Van Helsing norreno e la sua storia, intrecciandosi con quella dei nostri eroi, darà il via a un’avventura a metà tra un caso di John Costantine e un albo di Dylan Dog. Il personaggio di Klaus funziona sorprendentemente bene sia dal punto di vista del design, immediatamente riconoscibile e carismatico, sia per quanto riguarda la sua caratterizzazione narrativa. Klaus viene presentato come un guerriero proveniente direttamente dalle storie di Thor, dotato di abilità e armi che lo rendono, di fatto, un supereroe a pieno titolo.

La sua backstory, pur non essendo particolarmente profonda, risulta piacevole da scoprire e aggiunge un minimo di spessore all’operazione. Il villain principale è Krampus, demone direttamente legato al passato di Klaus. Il loro rapporto è il vero fulcro emotivo della storia e fornisce il pretesto per un flashback sulle origini del “Babbo Natale vichingo”, oltre a giustificare l’improvvisa invasione di vampiri e creature infernali che mettono a ferro e fuoco Gotham City.

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Il punto di forza dell’opera, come già anticipato, coincide anche con il suo limite più evidente: la totale assenza di pretese. Il fumetto non vuole osare, non vuole rischiare, non vuole dire nulla di nuovo. Vuole solo divertire, distribuendo fanservice in maniera quasi meccanica. Questo approccio porta inevitabilmente a un risultato mediocre, che però risulta difficile condannare del tutto: letto nel periodo natalizio, magari davanti a un caminetto acceso e con l’albero illuminato sullo sfondo, Cavaliere Redentore si rivela un passatempo tutto sommato piacevole.

Non troverete scelte di regia memorabili né intuizioni narrative degne di nota; non sarà un fumetto che ricorderete tra i più belli letti, ma svolge il suo compito di intrattenere per il tempo necessario a terminarlo. Nota di merito doverosa: tutte e quattro le cover della serie in spillati e la cover dell’edizione cartonata italiana sono firmate dal leggendario Dan Mora. Anche solo per questo, l’acquisto può valere la pena per i collezionisti.

Batman & Babbo Natale: Il Ritorno del Cavaliere Redentore

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Quest’anno la tradizione viene rispettata e DC Comics decide di proseguire quanto iniziato l’anno scorso, proponendo un sequel diretto dal titolo Batman & Babbo Natale: Il Ritorno del Cavaliere Redentore. Ancora una volta scritto da Jeff Parker, ma illustrato da Lukas Ketner, il nuovo capitolo natalizio si configura come un classico more of the same, con un MA piuttosto ingombrante. Se nel 2024 avevamo a che fare con un prodotto “ok”, capace quantomeno di offrire un intrattenimento ignorante e spensierato, quest’anno ci troviamo davanti a un’opera nettamente al di sotto delle aspettative, e persino inferiore allo standard minimo garantito dal predecessore.

La trama vede, prevedibilmente, la Justice League affrontare una nuova minaccia, questa volta apparentemente più pericolosa dei demoni del primo albo: un’armatura animata che sembra uscita direttamente da una sessione di Dungeons & Dragons, decisa a estirpare ogni forma di energia vitale da ciò che incontra. Sarà ancora una volta Zatanna, tramite un’intuizione piuttosto scontata, a svelare le origini del nemico. Per questa storia DC Comics pesca dalla mitologia e dal folklore britannico, cercando di dare un’aria di novità a quanto visto nella storia originale, risultando però in una banale scusa per poter mostrare design diversi e, almeno di primo acchito, di diversa ispirazione.

Manca purtroppo la freschezza del primo albo, che nonostante fosse una storia vista e rivista, presentava quantomeno un’idea interessante di base; non mi spingo oltre per evitare di spoilerare l’unico elemento vagamente sorprendente dell’intera narrazione. Come prevedibile, l’intervento di Klaus si rivela decisivo anche in questa occasione.

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Tuttavia il pretesto narrativo appare ancora più debole rispetto al primo capitolo, privo di reale appeal e fin troppo derivativo. È una storia che sembra di aver già letto decine, se non centinaia, di volte. Il comparto tecnico si assesta intorno alla sufficienza, forse leggermente al di sotto: nessuna intuizione visiva interessante, nessuna regia degna di nota e una successione di tavole che risultano, nella maggior parte dei casi, anonime e dimenticabili.

È un vero peccato, perché l’idea di partenza per il nuovo antagonista non era affatto malvagia. Purtroppo, tutto il resto non rende giustizia a questo spunto, culminando in una storia poco soddisfacente e priva di mordente. Per questo motivo il mio consiglio è piuttosto netto: se dovete scegliere, recuperate il volume del 2024. Non sarà un capolavoro, ma almeno riesce a essere divertente nei combattimenti e nel ritmo serrato delle battaglie, cosa che questo sequel, ahimè, non riesce mai davvero a fare.

Murdock Articoli
Appassionato di Fumetti e Videogiochi, perché esperto non sono e recensore fa subito radical chic.

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