Five Nights at Freddy’s 2 – Il passo falso di Scott Cawthon

five nights at freddy's 2 film recensione

Voto:

Per i ragazzi nati a cavallo tra la fine della Generazione Z e l’inizio della Generazione Alpha – quindi dal 2012 in poi – il 2014 non dirà niente di speciale, ma per chi già bazzicava in rete e viveva l’esplosione del gaming come fenomeno di costume, quell’anno ha segnato una svolta importante per la cultura pop. Tale pietra miliare è l’ideazione e l’avvio della serie videoludica di Five Nights at Freddy’s, firmata dall’ormai venerato Scott Cawthon. La saga, divenuta un franchise milionario, oggi conta ben 11 titoli principali, 8 spin-off e decine di prodotti collaterali fra cui si annoverano anche romanzi e fumetti (più o meno canonici).

Com’è naturale che sia per le galline dalle uova d’oro, un adattamento cinematografico è poi arrivato nelle sale nel 2023, dopo svariati rinvii e cambi di rotta. Annunciato in pompa magna con squilli di trombe, il lungometraggio è stato accolto dallo zoccolo duro dei fan come la venuta del Messia. Purtroppo, chi ha mantenuto i piedi per terra e la mente lucida sa in cuor suo che il primo film di Five Nights at Freddy’s non è stato niente di speciale, anzi, si è dimostrato uno scialbo riassuntino scolastico delle vicende del videogioco originale, il tutto mescolato alla bell’e meglio sia con gli eventi del libro The Silver Eyes, sia con alcune idee mutuate da FNaF 3.

L’insuccesso di critica non ha fermato la casa produttrice Blumhouse – ormai mecenate di prodotti horror di scarsa qualità – che ha cavalcato l’hype degli appassionati per dare luce verde al sequel, Five Nights at Freddy’s 2. A differenza del predecessore che godeva di una sceneggiatura scritta a sei mani da Scott Cawthon in persona, Seth Cuddeback e dalla regista Emma Tammi, questo secondo capitolo cinematografico vede Cawthon come solo e unico autore dello script. Come se l’è cavata in quasi due anni di produzione? È riuscito a soddisfare le aspettative titaniche di uno dei fandom più agguerriti del pianeta?

five nights at freddy's 2 freddy bear

Parlare della trama di questo sequel è difficile già in partenza, siccome bisogna obbligatoriamente tirare in ballo i giochi da cui prende ispirazione, gli adattamenti cartacei e le idee inedite che Scott Cawthon ha partorito per far stare in piedi tutta la baracca. Tenere a mente tutti i dettagli della famosa lore è un’impresa, soprattutto se consideriamo il fatto che – e già qui i fan potrebbero scuoiarmi vivo – il nostro Scott non è un bravo scrittore. Benché sia un autore di sufficiente bravura quando si tratta di delineare storie individuali e autoconclusive, perde la bussola se deve tenere insieme oltre dieci anni di universo narrativo costellato di date e figure ricorrenti. Caratterizzato dal retcon facile e da uno stile spesso intricato e fumoso, è un creatore a cui manca la progettualità e che preferisce ideare soluzioni in corso d’opera, con risultati caotici.

Fatta questa dovuta premessa, partiamo col dire che questa versione cinematografica di Five Nights at Freddy’s 2 è un sequel diretto del primo film, a differenza della controparte videoludica del 2014 che è invece un prequel di FNaF 1. La storia inizia nel 1982, durante una festa di compleanno organizzata – se la mia conoscenza della lore non mi inganna – presso un locale che ha molte affinità con l’originale Fredbear’s Family Diner, la sede storica della catena di ristoranti fondata da William Afton (Matthew Lillard) e il suo collega Henry Emily (Skeet Ulrich). La location compare nei minigame all’interno dei videogiochi ed è proprio da uno di questi – Take Cake to the Children – che deriva uno dei comprimari più importanti: Charlotte Emily (Audrey Lynn-Marie), la figlia di Henry.

In questo adattamento, la bambina viene brutalmente uccisa da Afton dopo aver tentato di salvare un coetaneo che l’uomo aveva attirato con l’inganno nel backstage del locale. L’omicidio si sarebbe potuto evitare se gli adulti presenti alla festa avessero dato ascolto alla povera Charlotte che muore in preda alla disperazione e alla rabbia, tra le braccia di un animatrone molto particolare, ovvero Puppet. Anche detto Marionette, il peculiare burattino è una creazione di Henry il cui unico scopo era proteggere la figlia dalla pazzia di William. Nonostante i tentativi di insabbiare l’incidente, il family diner è comunque costretto a chiudere i battenti a causa di altri grossi problemi, tra cui figura probabilmente il fatale Bite of ’83 (almeno questo è ciò che il prologo, già denso di informazioni, lascia intendere).

five nights at freddy's 2 puppet marionette
Puppet esce dalla sua scatola a molla.

L’impero del male di William Afton, tuttavia, non si ferma: per ripulire il nome della sua compagnia, pochi anni dopo viene inaugurata Freddy Fazbear’s Pizza, la pizzeria che abbiamo conosciuto nel film precedente e che, se ben ricordate, va in bancarotta per motivi altrettanto macabri. Dopo questo nutrito riassunto veniamo catapultati ai giorni nostri: Mike (Josh Hutcherson) continua a prendersi cura della sorella Abby (Piper Rubio), quest’ultima invece studia per partecipare alla fiera della scienza indetta dalla sua scuola. Nonostante sia maturata, sente ancora la mancanza dei suoi “amici” animatroni – Freddy, Bonnie, Chica e Foxy – scomparsi dopo la morte di Afton aka Spring Bonnie.

La nostalgia riporta la co-protagonista alla pizzeria dove, insieme a Mike, invece dei quattro pupazzi trova un gadget ancora funzionante: il Faztalker (di cui sinceramente non ricordo l’esistenza nel canone dei giochi). Questo giocattolo parlante è il classico “strumentopolo misterioso che ci servirà più tardi”, in quanto il suo utilizzo non è immediatamente chiaro. Mentre Abby armeggia con lo strano dispositivo, un gruppo di cacciatori di fantasmi che si fa chiamare Spectral Scoopers si organizza per girare l’ennesimo video-farsa per i social. Seguendo la soffiata di un “poliziotto” di nome Michael (Freddy Carter) – una figura chiave dell’intreccio – gli influencer si addentrano nell’ormai fatiscente Fredbear’s Family Diner, un cimitero – per loro sfortuna – pieno di orrori veri.

Colta di sorpresa, la leader del team Lisa (Mckenna Grace) viene catturata e posseduta da Puppet: l’animatrone è guidato dallo spirito vendicativo di Charlotte che desidera sfogare la sua ira uccidendo tutti gli adulti che l’avevano tradita nel 1982. Per farlo, ha bisogno di evadere dal ristorante insieme agli altri robot; questi ultimi sono versioni migliorate delle vecchie mascotte, create da Henry Emily e William Afton in occasione della riapertura di Freddy Fazbear’s Pizza tra il 1987 e il 1988. Sono conosciute come Toy Animatronics e differiscono dai modelli originali per la scocca più rotondeggiante e in plastica; la serie, inoltre, include due nuovi automi: Mangle (in sostituzione del problematico Foxy) e Balloon Boy.

five nights at freddy's 2 emma tammi
Toy Freddy e Toy Bonnie (a destra).

Questa versione cinematografica di Five Nights at Freddy’s 2, dunque, condivide con la controparte videoludica i suoi antagonisti; uno dei pochi, veri punti di contatto, dal momento che le incongruenze e le licenze poetiche – più o meno sensate – spuntano con l’incedere del racconto. A questo lungo preambolo segue, infatti, il vero nucleo della storia: il Faztalker si attiva, parla ad Abby e la invita a raggiungere “i suoi vecchi amici” al Fredbear’s Family Diner. La piccola incosciente accetta e, ovviamente, scatena un effetto domino catastrofico che mette in pericolo tutta la città.

Vanessa (Elizabeth Lail), la figlia di William Afton che abbiamo conosciuto nel capitolo precedente, è ancora perseguitata da visioni del passato e sa a cosa Abby sta andando incontro. Lei e Mike si ritrovano quindi a dover ostacolare la follia omicida di Puppet per mettere fine alla terribile eredità della famiglia Afton e vivere in pace.

Insomma, una costruzione tutt’altro che basilare per un blockbuster horror. Tale caratteristica potrebbe essere un grande pregio, se non fosse che tutto l’impianto drammaturgico crolla su sé stesso proprio a causa di questa complessità infarcita di citazioni ed easter egg randomici per far andare in estasi il fandom, uniti a idee insensate per far quadrare gli eventi dei videogiochi sullo schermo del cinema. Purtroppo per noi, non tutte le storie possono essere adattate su pellicola, ma mi rendo conto che far comprendere questo concetto ai fan dell’ultim’ora è una battaglia persa, così come chiedere loro di maturare un po’.

five nights at freddy's 2 balloon boy
Balloon Boy in azione.

A visione conclusa e prima di scrivere questa recensione, ho raccolto alcune testimonianze degli appassionati storici di Five Nights at Freddy’s. Stando alla mia breve indagine, abbiamo tutti notato come il franchise, col tempo, si sia piegato forzatamente al pubblico più giovane che ha conosciuto Freddy e compagni negli ultimi anni, attraverso i social e non grazie al sincero “studio” del mondo narrativo nato con i videogame. Ciò potrebbe essere stato per Cawthon un motivo sufficiente per semplificare la sua stessa creazione fino al midollo; un rimaneggiamento che, sfortunatamente, ha perso molti pezzi per strada.

Ci sono tante cose che non tornano in Five Nights at Freddy’s 2, sia dal punto di vista della lore, sia da quello della banale logica. La scrittura di situazioni e personaggi è un optional: questi ultimi in particolare mancano di una costruzione che possa dirsi tale; le loro azioni – come spesso accade negli horror di bassa lega – servono solo a portare avanti la trama, senza reali spinte emotive (la recitazione talmente impostata da sembrare finta non aiuta).

L’aver condensato ogni aspetto narrativo in maniera brutale ha danneggiato anche i veri protagonisti del film, gli animatroni, che qui – a causa del loro mancato approfondimento come villain – compaiono molto poco in favore di una trama originale che, a grandi linee, si distanzia un bel po’ dai giochi (in maniera non dissimile a quanto accaduto con Tom & Jerry del 2021). A ciò si aggiungono le suddette licenze poetiche che, per esempio, lanciano dei cameo per puro gusto spettacolare. Sto parlando di una Circus Baby fuori luogo – in quanto antagonista di Five Nights at Freddy’s: Sister Location – di Golden Freddy e dei sottoutilizzati Withered Animatronics (modelli dismessi e sfruttati per i pezzi di ricambio).

five nights at freddy's 2 withered bonnie
Withered Bonnie all’attacco.

Alla stregua di un breve cameo è anche la presenza di Skeet Ulrich (Scream VI) nei panni di Henry Emily, un personaggio che attorciglia ancora di più la matassa creata dalla sceneggiatura di Scott Cawthon. In quanto ex collega di Afton e padre della povera Charlotte, cerca di aiutare Mike nella sua missione di salvataggio donandogli un carillon che potrebbe “tranquillizzare” lo spirito della bambina. Della serie “eccoti un oggetto essenziale per far andare avanti la trama, non ringraziarmi, buona fortuna, ciao”. Se già questa magra interazione fa un po’ ridere, è la logica alla base dell’animatrone Puppet a fare acqua da tutte le parti. Seguitemi attentamente in questo pratico schemino:

  1. Nei videogiochi, Charlotte/Marionette non ha la capacità di impossessarsi delle anime delle persone. Questo suo banalissimo potere è stato incluso nel lungometraggio probabilmente per rientrare nel mercato dei classici e dozzinali blockbuster dell’orrore basati sulle possessioni come Night Swim o La Casa – Il Risveglio del Male.
  2. Nel film viene “spiegato” che può controllare digitalmente i Toy Animatronics attraverso un sistema wireless. Wireless. Un pupazzo costruito negli anni Ottanta. Capisco che William Afton sia un genio della robotica, ma questo non vi sembra un po’ troppo?
  3. Canonicamente i Toy Animatronics prendono vita e agiscono grazie alle anime dei bambini scomparsi al loro interno (proprio come nel primo film), quindi tutto questo complesso sistema di specchi e leve basato sul wireless ha ancora meno senso. Soprattutto se può essere temporaneamente “disconnesso” con… un carillon. Cawthon è una persona che giustifica le sue idee con un sacco di fantasia, non c’è che dire.
five nights at freddy's 2 faztalker
Lo strambo Faztalker.

A scricchiolare purtroppo è anche la componente orrorifica, e le cause sono molteplici. Innanzitutto, per colpa della classificazione PG-13 negli Stati Uniti, ogni scena che comprende degli elementi gore o splatter è stata girata in modo da spostare sangue e momenti truculenti fuori campo; una conferma della volontà di inserirsi in una fetta di mercato più appetibile per i giovanissimi. Tali scelte registiche e di montaggio indeboliscono parecchio la messa in scena e gli antagonisti, che da fredde macchine di morte che staccano teste, cavano occhi e spappolano organi diventano giocattoloni colorati che al massimo emettono versacci striduli.

E dove manca la violenza compensano i maledetti, onnipresenti e prevedibili jumpscare. Chi difende a spada tratta questa scelta tira fuori la solita argomentazione secondo cui anche i videogiochi di Five Nights at Freddy’s fondano il loro stile sugli spaventi improvvisi. Cosa vera ma inconciliabile con la costruzione della tensione propria del cinema: la maggior parte delle volte, prendere di peso una meccanica ludica per implementarla a forza in un adattamento filmico non funziona. Ricorrere a mezzucci ripetitivi come i salti sulla sedia – manco fossimo su delle montagne russe – denota l’incapacità totale di gestire il ritmo e l’immedesimazione in una storia. Infatti Five Nights at Freddy’s 2 è un horror che non fa paura né coinvolge.

La regia anonima e scontata mostra nuovamente a tutti quanto Emma Tammi sia in realtà una mestierante messa lì a reggere la macchina da presa come una sagoma di cartone. Non bastano i riferimenti alle meccaniche di gameplay di FNaF 2 per rendere più interessanti le scene. Risolleva un minimo la situazione il montaggio di Timothy Alverson (Halloween Kills) e Derek Larsen (Halloween Ends), che almeno non lascia spazio a lunghi e tediosi flashback come già accaduto nel capitolo precedente. Nell’incedere del racconto, il sequel si dimostra nettamente migliore (fare di peggio era assai difficile).

five nights at freddy's 2 chica
Una soggettiva di Mike mentre indossa la maschera di Freddy per ingannare Chica, in riferimento a una meccanica di gameplay realmente esistente.

Tecnicamente parlando, si salvano gli stessi elementi del lungometraggio del 2023, ovvero le scenografie vintage di Marc Fisichella (Le notti di Salem) e i dettagliatissimi animatroni assemblati dall’infallibile Jim Henson’s Creature Shop, storicamente coinvolto in produzioni di grosso calibro come Dark Crystal, Labyrinth e i Muppet. Delude e fa arrabbiare un tale sfoggio di creatività a servizio di un racconto dalla mediocrità disarmante, in cui persino un sempreverde Matthew Lillard (Scooby-Doo, Scream) non riesce a reggere la baracca.

Forse – e sottolineo forse – il gioco vale la candela solo per quei fan estremamente nostalgici e per i bambini alle prime esperienze horror, ma come film in sé siamo nel reame della piena insufficienza. I prodotti della Blumhouse Productions sono tristemente standardizzati e questo Five Nights at Freddy’s 2 non fa eccezione nella sua superficialità, mi dispiace dirlo da videogiocatore che prova sincero affetto per il franchise. Siamo di fronte a un tie-in elementare, senza guizzi o particolari sottotesti da comunicare; un blockbuster del sabato sera che scorre davanti agli occhi e si lascia dimenticare.

A conti fatti, ciò che intristisce e meraviglia di più è vedere un autore prolifico come Scott Cawthon firmare un prodotto collaterale svuotato di tutta la magia da analog horror che invece contraddistingue i titoli storici della sua saga, insieme alle atmosfere misteriose che spingono verso le speculazioni più intriganti. Il potenziale sprecato si fa sentire, specialmente se pensiamo che una storia più fedele ai videogiochi – affascinanti minigames inclusi – avrebbe potuto portare in sala un adattamento ben più coerente e accattivante. Dal canto suo Emma Tammi, totalmente all’oscuro della tanto discussa quanto stratificata lore, è stata la banale esecutrice di ciò che ha trovato scritto in sceneggiatura: una storia che attira solo per il fattore nostalgia e per il fanservice.

five nights at freddy's 2 josh hutcherson
Abby, Mike e Vanessa.

Sono infine un imbarazzante finale aperto e due scene post-credits a decretare ciò che tutti potevamo benissimo immaginare: vedere nelle sale Five Nights at Freddy’s 3 non è una possibilità così remota. Una tesi rafforzata da certi elementi di trama – il già menzionato Michael per esempio – che sono stati semplicemente introdotti e non sviluppati, probabilmente in attesa di un numero imprecisato di seguiti che arricchiscano questo universo cinematografico che sta prendendo strade anomale rispetto alla continuity originale.

Skeet Ulrich, intervistato da Katee Sackhoff, ha già un accordo per un eventuale terzo film, mentre Lillard continua a stuzzicare gli appassionati parlando degli sviluppi futuri per la lore del suo personaggio che potrebbero andare nella direzione dei romanzi antologici della collana Fazbear Frights. In fondo “basta che al botteghino vada tutto bene“.

E andrà bene, statene certi. In questi giorni, pubblico e critica sono sul piede di guerra, nettamente divisi sul giudizio da dare a questo secondo capitolo (naturalmente il fandom lo ama e basta quello per sentire l’odore dei soldi). Non solo: su Reddit e quella fogna a cielo aperto che è 4chan, i fanatici più accaniti stanno già ribollendo e pianificando shitstorm ai danni dei giornalisti che hanno anche solo osato demolire Five Nights at Freddy’s 2. Ogni critica è falsa, ogni presunto difetto va ignorato. Certo, chiunque ha il sacrosanto diritto di divertirsi con ciò che preferisce, ma quando è lo stesso Scott Cawthon a fallire miseramente giocando in casa, non c’è Freddy Fazbear che tenga.

Un ringraziamento speciale a Universal Pictures Italia

Nefasto Articoli
Videogiocatore incallito, cinefilo dalla nascita, attore di teatro e batterista da diversi anni. Adoro approfondire qualsiasi cosa abbia a che fare con l'arte e l'audiovisivo: è difficile fermarmi quando inizio a scrivere o a parlare focosamente di ciò che amo.

2 Commenti

    • Dipende dai punti di vista. Sicuramente il film sta avendo tanto successo ai botteghini in giro per il mondo ed è una cosa che non sorprende, visto il fandom molto affezionato al franchise. D’altro canto, e questo è il mio punto di vista da autore della recensione, Scott Cawthon ha scritto un film che non può essere definito “un trionfo” a livello di sceneggiatura: numerose incongruenze e tanta superficialità per un lungometraggio che non riesce a fare quello che vorrebbe, ovvero mettere paura e intrigare.

      Five Nights at Freddy’s 2 potrebbe essere uno dei migliori film del 2025 per quanto riguarda i guadagni nelle sale, ma non per la sua qualità

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*


Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le Norme sulla Privacy e i Termini di Servizio di Google.