Battlefield 6, la dichiarazione di guerra di EA ai Live Service (Xbox Series X)

battlefield 6 recensione

Voto:

“Scacco matto” deve essersi detto qualcuno in Electronic Arts, tra una stretta di mano e l’altra, all’avvenuto acquisto di Respawn Entertainment nel Novembre del 2017. Un talentuoso team da aggiungere alle proprie fila, capeggiato da un Re leggendario che la partita a scacchi se la stava giocando da solo da oltre vent’anni. Medal of Honor e la sua nemesi prima, Titanfall e suo figlio Apex Legends dopo, passando per i due Star Wars single-player: non esiste una singola IP che possa definirsi di scarsa qualità se toccata da Vince Zampella, con Titanfall 2 che per me rappresenta il picco degli FPS online negli anni dieci del 2000.

Non sorprende quindi la scelta del suo nome come direttore di orchestra per il rilancio di uno storico franchise che, appena pochi anni fa, con Battlefield 2042 ha toccato il suo punto più basso. Battlefield 6, lo confermo da subito, rappresenta negli intenti e nella sostanza un vero ritorno all’essenza di quello che ha reso grande la serie. Un solido cantiere aperto che si muove in un’industria molto più complessa, dove è necessario equilibrarsi sui delicati filamenti del rumore generato per primeggiare, della fidelizzazione ad altri esponenti e del tempo a disposizione dei giocatori, stando sospesi (forse per sempre) tra moda e qualità.

C’era una volta la NATO

battlefield 6 campagna

Via il dente, via il dolore. La campagna di Battlefield 6, sebbene si lasci giocare, è il lato debole della produzione. Mediocre dal punto di vista narrativo, dove si inscena uno scontro globale tra la NATO e la milizia privata Pax Armata, e gravemente insufficiente nella scrittura, con dialoghi insipidi che lasciano pochi margini per giustificare l’esistenza di una modalità storia.

Sebbene non avessi grandi speranze, mi ha deluso anche vedere che il gioco stesso, mouse alla mano, nel corso delle 5 ore scarse necessarie per completarlo ha assunto l’odore della soffitta di quella che un tempo fu una grande abitazione: scricchiola per il peso del tempo e ha qualche tela di ragno qua e là. Barili rossi messi dappertutto per mostrare i muscoli del sistema di distruzione, IA dei nemici pessima… sono tornato con qualche sorriso a ricordare i pomeriggi del 2002 passati in compagnia di Medal of Honor: Allied Assault. Poi ho chiuso la porta tra sbuffi di polvere.

La guerra, quella vera

Battlefield 6 caccia

La promessa di Zampella brilla, caotica e maestosa, in quella che è la colonna portante di ogni Battlefield che si rispetti: la componente online. DICE, lo studio svedese prevalente dietro il multiplayer, è riuscito a scrivere di nuovo la sua poesia del caos, a catturare il senso di spaesamento e adrenalina che accompagna l’assalto a una roccaforte ben difesa o la soddisfazione di partecipare a una tenzone aerea con il campo di battaglia che ruggisce sotto di noi. Magia resa possibile a mio avviso, oltre che dal comparto tecnico (che approfondirò a breve), dal level design che gestisce correttamente il flusso della partita e dal buon ritmo e resistenza dei veicoli.

C’è sicuramente qualcosa da sistemare, con determinati punti in specifiche mappe molto più ostici da attaccare o da difendere, ma siamo su ottimi livelli per essere il pacchetto di lancio. Dal respawn al fischio delle pallottole tutt’intorno, il tempo è abbastanza da far respirare l’apertura dello scenario, ma non troppo da rendere il gioco una passeggiata di dieci minuti prima di subire un fatale headshot.

La critica che tuttavia mi sento di condividere in parte guarda alla dimensione delle mappe, giudicate da molti troppo piccole per gli standard della serie, tanto da donare quel feeling alla Call of Duty tanto odiato dai veterani della serie DICE. Non so se sia dovuta a malizia o a limiti tecnici la scelta di molte mappe contenute a livello di dimensioni, ma è anche vero che gli scenari di più ampio respiro godono dello stesso tipo di qualità “bellica” di quelli cittadini. Giocando ho comunque avvertito il bisogno di più conferme sotto questo punto di vista.

Battlefield 6 sniper

Torna il sistema di classi originario, che premia la coordinazione e la sinergia della squadra. Ogni classe ha la sua specializzazione in una categoria di arma ben definita, ma chiunque può imbracciare qualsiasi arma da fuoco (se la modalità lo permette).

Dal punto di vista del bilanciamento ho assistito al solito strapotere del Medico, il dominio del Geniere per i ferri più pesanti, con il picco in negativo per l’Assalto. Forse è per questo che gli sviluppatori sono stati gentili con il nerf del fucile a pompa in dotazione alla prima linea,  così letale negli interni da essere irrealistico. In ogni caso che si tratti di un fucile da cecchino, una mitragliatrice leggera o una pistola, il feeling è ottimo e il gunplay pulito e soddisfacente, al netto di alcune problematiche lato server nelle prime settimane. Un netto passo avanti per la serie, che rimane arcade ma restituisce un buon senso di pesantezza sia nei movimenti che durante gli scontri.

A proposito di quest’ultimi è doveroso porre l’accento sull’equilibrio che dovrebbero garantire i diversi sistemi di input in un titolo cross-play, caratteristica spesso sottovalutata ma in grado di decretare a quale tipo di utenza si rivolga la produzione. Sebbene il mouse rimanga incontrastato sulla lunga distanza, dalla media e corta il controller può dire la sua, e in alcuni contesti uscirne vincitore grazie a una riduzione del moltiplicatore del rinculo. Certo, non sono mancate critiche e gli sviluppatori promettono bilanciamenti, ma preferire una periferica invece che un’altra per l’utente è (come dovrebbe essere) una questione di comodità più che una scelta forzatamente dettata dal design del titolo.

Battle royale e futuro

Battlefield 6 all-out-warfare

Da poche settimane ha fatto il suo debutto la modalità free-to-play RedSec, variante battle royale della formula che (senza nemmeno troppi convenevoli) punta a rosicchiare utenza e a battere sul tempo Warzone. Erede di quell’Operation Firestorm che non fece buoni numeri in Battlefield V, questa iterazione si presenta simile al suo diretto competitor ma ha dalla sua elementi originali che potrebbero fare la differenza.

Ad un buon level design generale, che rende interessanti gli sconti tra le alture delle zone “open”, si accoppia una progressione che fa il verso a Warzone con casse di diversa rarità, e il sistema delle missioni. Questi piccoli compiti ci permettono di ottenere loot altrimenti scarso, e innescano un sistema rischio-ricompensa che vale il prezzo del biglietto, complice una safe che non smette mai di muoversi e che risulta fatale dopo pochi istanti. Un gameplay più ragionato ma dinamico, che si evolve in un endgame dai connotati tattici originali ricordando le fasi finali di un match di PUBG. Laddove è prassi consolidata muoversi e giocare quasi sempre fuori safe, sono curioso sul tipo di manovre che verranno effettuate dai giocatori della scena competitiva, se questa si svilupperà attorno al battle royale.

battlefield 6 redsec

La scelta di sviluppare una modalità di questo tipo è facilmente comprensibile da un punto di vista commerciale, meno se penso al franchise. Con Battlefield 6 è stato consegnato all’utenza un prodotto all’altezza dei suoi gloriosi predecessori, ma che rimane pur sempre qualcosa di già vissuto e apprezzato, che riempie un buco da esso stesso lasciato. Abbiamo visto con il caso di Helldivers 2 quanto ci sia bisogno di formule fresche e al passo con i tempi, per cui in un mondo ideale avrei creato qualcosa che portasse novità al multiplayer, piuttosto che la solita rotazione di mappe ogni venti minuti.

Mi sarebbe bastata anche una meta-progressione in cui ogni partita contasse come un tassello in un disegno più grande. C’è sempre tempo per sperare, essendo anche consapevoli dell’uscita di Arc Raiders per mano di alcuni ex-DICE, che ammorbidendo e cesellando gli spigoli della formula extraction l’hanno resa appetibile e appagante per una più ampia platea di giocatori. Si tratta certamente di filosofie di gioco differenti, ma accostabili nella misura del loro essere esperienze online che se le danno di santa ragione per accaparrarsi le ore libere degli utenti. Il titolo firmato Embark Studios vanta un concept che per la maggior parte dell’utenza console è inesplorato, e lo fa con un’oggettiva cura per ogni aspetto a partire dal sound design, storico marchio di fabbrica della serie Battlefield.

Distruggi questa CPU

battlefield 6 aereo

Assoluto protagonista della pulizia di gioco e della bellezza visiva, il comparto tecnico di Battlefield 6 si presenta ai blocchi di partenza in forma smagliante. Tutto questo è stato reso possibile da una filosofia di costruzione del gioco dal basso a salire, e dimostra come i problemi tecnici che affliggono soprattutto le console negli ultimi tempi non siano questioni di teraflops o numeri, ma di approccio. La versione del Frostbite qui utilizzata è furba, fa strettamente quello che gli viene chiesto senza orpelli vari, garantendo scene d’azione spettacolari senza sacrificare la fluidità.

La distruttibilità infatti non è totale, per necessità di game design ma anche tecniche, tuttavia restituisce le sensazioni che si è prefissata come scopo. Su console sono presenti due modalità: la prima con frame rate bloccato a 60, la seconda che sacrifica risoluzione e dettaglio per liberarsi del cap, laddove i frame oscillano tra i 70-80 e i 110 a seconda del contesto. Escludendo bug di varia natura, il titolo si presenta fluido e godibile il 99% del tempo giocato. Ho riscontrato problematiche più grandi nella modalità battle royale (imperdonabile l’audio dei passi), a mio avviso lanciata senza troppo testing giusto per battere sul tempo il cambio mappa di Warzone e presentarsi, quando scatterà la competizione, snella e pulita.

battlefield 6 guerra

Con Battlefield 6, EA vuole tornare ad essere protagonista e provare a far scendere dal trono Call of Duty, un mostro ormai troppo grande che lei stessa involontariamente ha contribuito a creare. Il prevedibile passo falso di Black Ops 7 potrebbe volgere le sorti a favore, ma solo il tempo darĂ  ragione o meno agli ingenti investimenti fatti. Il pacchetto iniziale comunque si presenta solido, stabile e divertente come non mai, riuscendo nel delicato compito di sfamare chi era da troppo tempo in astinenza da Battlefield.

Sulla modalità Portal poi si giocherà un campionato a parte, che dipenderà sì dagli utenti ma anche dalla mano di chi la gestisce, lasciando andare ciò che diverte ma censurando ciò che snatura. Non dimentichiamo infine che la guerra totale si combatte anche e soprattutto fuori, dove bisogna far muovere a tutti i costi la giostra delle microtransazioni, tra supporto e difficili scelte da prendere in poco tempo. Basteranno momenti spettacolari e tonnellate di piombo a vincere la battaglia per la supremazia dei Live Service?

Boligno Articoli
Videogiocatore da che ho memoria e lettore accanito, ritengo il videogioco una delle massime espressioni di arte al pari della letteratura e della poesia, altra mia grande passione. Divoro tutto il divorabile, con una predilezione per i giochi di ruolo e gli sparatutto.

2 Commenti

  1. Davvero un bell’articolo, completamente d’accordo su tutto. Sono contento di aver scoperto un sito che parla di videogiochi e che nei suoi articoli fa percepire l’esperienza e le sensazioni di chi ci ha giocato davvero. Troppo spesso mi capita di leggere articoli che sembrano scritti da ChatGPT e che non comunicano nulla.

    • Grazie mille. Cerchiamo di portare la qualitĂ  piĂą alta possibile, anche se questo costa a volte un po’ di tempo in piĂą.

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