
A quasi un anno esatto di distanza da Wicked – Parte 1, arriva finalmente al cinema l’attesissima seconda parte, coincidente per trama e canzoni con il secondo atto del musical teatrale da cui il film è tratto. In inglese, il sottotitolo “For Good” non solo rimanda all’omonima ballad che coronerà la fine di questa storia, ma strizza anche un occhio critico al conflitto apparentemente binario e netto fra wicked-ness e good-ness, malvagità e bontà, che vede contrapposte Elphaba e Glinda, ora ufficialmente Strega malvagia dell’Ovest e Strega buona del Nord.
Se nel primo film il fulcro era l’amicizia nascente fra le due, nonostante le personalità opposte e i diversi modi di esprimere la propria opinione, in questo secondo e ultimo capitolo la narrazione verte principalmente su ciò che le due sono arrivate a simboleggiare agli occhi dell’intera comunità di Oz. Elphaba, con le sue opinioni critiche e controcorrente, è diventata un ottimo espediente per unire tutta la società contro un nemico comune, mentre il Mago continua a mentire e regnare indisturbato; Glinda invece, con la sua abilità impareggiabile nell’accontentare le aspettative di tutti e nel mantenere le apparenze, si è ritrovata a coprire le menzogne del Mago e di Madame Morrible, diventandone il fantoccio. Ciò che inizialmente le aveva unite a livello intimo e personale, arriva quindi a metterle l’una contro l’altra a livello pubblico, mediatico e politico.

Le premesse di questa seconda parte sono inevitabilmente più drammatiche rispetto a quelle tendenzialmente comiche e leggere della prima, e promettono un respiro più ampio andando a investire anche la sfera sociale del mondo di Oz e le conseguenze che le diverse scelte delle due streghe hanno su di essa. Trattandosi di un secondo atto teatrale, è normale immaginarsi che la maggior parte degli snodi di trama e dei colpi di scena avvengano ora, e che tutto ciò che prima era lento e costante diventi esplosivo e determinante per il finale, virando di conseguenza verso una maggiore serietà. Battute e commenti scherzosi non mancheranno, soprattutto da parte del Mago di Oz, che qua riprende in parte le caratteristiche goffe del personaggio nel film del 1939, ma sono decisamente di più i momenti intensi e gravosi.
Da fan sfegatata del musical, le mie aspettative per questa seconda parte erano decisamente alte, anche se meno rispetto a quelle che avevo per la prima; questo perché, purtroppo, il secondo atto teatrale a mio parere ha sempre avuto alcune problematiche rispetto al primo che invece filava liscio e coerente, con canzoni musicalmente ed emotivamente azzeccate a fare da intermezzo nei momenti giusti. Il passaggio dalle mura private della scuola alla sfera politica dell’intera società di Oz, con lo sviluppo di tematiche importanti come il razzismo, la propaganda di regime e l’elaborazione del lutto, richiedeva forse un cambio di registro un po’ troppo repentino, specie per un musical; a teatro, questo viene ovviato inserendo una storia d’amore decisamente troppo preponderante e momenti leggeri a sdrammatizzare la tensione (come la famosa e inopportuna “cat fight” fra le due streghe, dopo un avvenimento decisamente tragico).
Altra questione delicata del secondo atto è il fatto che, per tempistiche narrative e personaggi, arriva a coincidere con la storia di Dorothy; vengono infatti mantenuti alcuni avvenimenti e le relative conseguenze, che però stridono un po’ con la storia che si vuole presentare, specie perché Elphaba e Glinda qui sono decisamente più sfaccettate rispetto alle loro versioni originali. Tutte queste problematiche che riguardano il musical teatrale, com’era mio sospetto, vengono effettivamente trasferite in questa trasposizione filmica, costituendone però (felicemente) gli unici difetti.
Dopo gli avvenimenti di Wicked – Parte 1 e la fuga di Elphaba (Cynthia Erivo) dalle grinfie del Mago di Oz (Jeff Goldblum) e Madame Morrible (Michelle Yeoh), vediamo Oz in fermento per la caccia alla strega verde, con Glinda (Ariana Grande) ormai divenuta a sua volta un personaggio pubblico, che cerca di rassicurare le masse e offrire protezione a tutti coloro che hanno paura. Fiyero (Jonathan Bailey) è rimasto al suo fianco diventando una delle guardie di smeraldo del Mago, mentre Elphaba è ancora latitante e si fa vedere soltanto per compiere atti di protesta contro il trattamento inumano degli animali e il regime menzognero del Mago, utilizzando la sua potente magia migliorata grazie allo studio costante e assiduo del Grimorio. Ormai ben lontani dai tempi dell’università, i personaggi hanno scelto le loro posizioni e i loro ruoli nella società di Oz in quanto adulti, e si ritrovano ad affrontarne le conseguenze.
Resta centrale il rapporto tra Elphaba e Glinda, ufficialmente etichettate dal popolo come la malvagia e la buona; questa dicotomia semplicistica, pur servendo come espediente narrativo per esemplificare come funziona la propaganda politica estrema, arriva a danneggiare lo stesso rapporto fra le due protagoniste, portando ognuna a chiedersi se la strada che stia intraprendendo sia effettivamente quella “giusta” o meno. Cosa vuol dire essere buoni, e cosa vuol dire essere cattivi? Se non dipende solo dalla percezione collettiva, dalla percezione esterna, allora ci si deve affidare soltanto ai propri principi morali? E chi ci assicura che non siano sbagliati se nessuno li condivide? Entrambe le streghe affronteranno questi stessi dilemmi, una cercando di fare ciò che la società ritiene giusto e l’altra cercando di ascoltare ciò che lei stessa ritiene giusto.
Le interpretazioni attoriali e canore, ancor più che nel primo film, sono decisamente il punto forte di questo Wicked – Parte 2. Finalmente anche Jonathan Bailey ed Ethan Slater hanno modo di risplendere nei rispettivi panni di Fiyero e Boq, dimostrando di riuscire meglio in una parte drammatica che non in quella comica; Ariana Grande, alla stessa maniera, ha modo di approfondire la parte più introspettiva di Glinda lasciando le risate e la leggerezza al primo Wicked e diventando il personaggio con l’evoluzione più complessa, e forse anche quello in cui ci si potrebbe rispecchiare di più. Elphaba resta coerente a sé stessa, e Cynthia Erivo mantiene con efficacia gli stressi strati di tenacità e perseveranza del personaggio dimostrati nel film precedente, dando piena potenza catartica a tutte le canzoni ma soprattutto alla meravigliosa No Good Deed, com’era già stato per Defying Gravity.
È proprio sulla colonna sonora che Wicked – Parte 2 osa un po’ di più rispetto alla prima parte; volendo dare, forse, più spessore ad Elphaba nella parte iniziale e a Glinda nella parte finale del film, si è deciso di aggiungere due nuove canzoni, una per protagonista, che non erano presenti nel musical teatrale. Il compositore di quest’ultimo, Stephen Schwartz, è stato chiamato appositamente per scriverle e arrangiarle di modo da mantenere coerenza con la musica originale, riuscendoci più per la canzone finale di Glinda, The Girl in the Bubble – struggente e perfetta per l’evoluzione del personaggio – che per quella iniziale di Elphaba, No Place Like Home – un po’ ridondante e poco memorabile. Tra quelle invece già presenti nel musical originale, meritano una menzione speciale per la loro resa perfetta i duetti As Long as You’re Mine e For Good: se siete particolarmente sensibili a tematiche che riguardano amicizie e rapporti complessi, preparatevi a piangere dopo quest’ultimo.
Come accennato all’inizio, gli unici difetti di questa seconda parte sono perlopiù riconducibili al materiale teatrale originale, e riguardano soprattutto il cambio di tono rispetto alla prima parte, che viene gestito con poco coraggio e diluendo purtroppo la parte politica, fondamentale per dare un peso alla gravità di tutte le scelte che i personaggi compiono. Il rischio che si corre è quello di far prevalere la storia d’amore su quella d’amicizia e di crescita, che invece è il fulcro di tutto gli snodi narrativi principali, in un tentativo continuo di alleggerire i momenti più pesanti. Questo crea problemi anche dal punto di vista del ritmo, che si alterna senza sosta fra colpi di scena e momenti per assorbirli, finendo per abituare il pubblico a dei climax continui e facendo scemare un po’ la tensione – ma d’altronde era proprio questo il rischio principale del trasporre un intero secondo atto in un unico film.
Nonostante queste problematiche essenziali, Wicked – Parte 2 resta (per la gioia dei fan più accaniti) una trasposizione fedele del musical teatrale, e offre una delle storie d’amicizia più belle e complesse nella storia dei musical, oltre a una colonna sonora di tutto rispetto da cantare a squarciagola. Lo apprezzerete se avete voglia di un musical contemporaneo piacevole e intenso allo stesso tempo, lo amerete se cercate una storia non superficiale sull’amicizia.
Un ringraziamento speciale a Universal Pictures Italia



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