
Demon Slayer, l’opera shonen della mangaka Koyoharu Gotōge, torna al cinema con un nuovo e attesissimo film intitolato Demon Slayer: Kimetsu no Yaiba – Il Castello dell’Infinito, primo dei tre lungometraggi previsti per adattare su schermo il sanguinolento arco narrativo che vedrà il grande scontro tra cacciatori e demoni, ultimo atto di questa guerra millenaria.
Arrivato in Italia solo sul grande schermo grazie agli sforzi di una sempre più inarrestabile Crunchyroll, il nuovo film di Demon Slayer ha già infranto diversi record al botteghino prima ancora di approdare in Occidente, un’impresa spinta soprattutto dalla spasmodica attesa dei fan nel vedere finalmente animata la saga del Castello Infinito, che riserva colpi di scena sconvolgenti.
Prima di procedere è importante fare un appunto: Il Castello dell’Infinito è parte di un grande progetto cinematografico curato da Sony Pictures, Crunchyroll e lo studio d’animazione Ufotable, un team ormai rinomato nel panorama dell’animazione giapponese per l’incredibile qualità e cura per i dettagli impiegata nei suoi lavori. Ancor prima di tuffarsi nella serializzazione di Demon Slayer, questo studio ha lavorato su serie del calibro di Fate Stay Night: Unlimited Blade Works, Fate Stay Night: Heaven’s Feel (trilogia cinematografica), God Eater, e attualmente è al lavoro sulla trasposizione animata di Genshin Impact.
Si tratta di uno studio che ha saputo conquistare il pubblico grazie soprattutto al modo sapiente con cui ha unito l’animazione tradizionale a quella puramente in computer grafica, senza però sacrificare la qualità visiva, creando degli effetti speciali nelle scene d’azione che ancora oggi si fatica a riprodurre in altre opere. Questo è un dettaglio fondamentale da tenere a mente, poiché il nuovo film di Demon Slayer risalta come non mai quelle che sono le specialità dello studio d’animazione (oltre a possedere un budget pressoché infinito).
Sulle note del nuovo singolo della cantante nipponica Aimer, “A World Where the Sun Never Rises“, il film riprende dalle battute finali della quarta stagione della serie televisiva, con i cacciatori di demoni colti di sorpresa dall’imboscata di Kibutsuji Muzan. I protagonisti, tra cui ovviamente Tanjiro Kamado, finiscono in quella che è la base dei loro temutissimi nemici. Quella che si para dinanzi agli amatissimi Pilastri è una dimensione che non si piega ad alcuna legge conosciuta dall’uomo né conosce confini, un luogo dove un intricato sistema di strutture evolve e muta in continuazione.
Proprio in questa spettacolare apertura del film la situazione che si presenta è a dir poco caotica: i cacciatori devono riorganizzarsi mentre sono in caduta libera, con i demoni che fuoriescono da ogni angolo per attaccarli. Senza un attimo di esitazione veniamo catapultati immediatamente nel mezzo di un’azione frenetica con combattimenti portentosi, un piccolo antipasto di ciò che accadrà più avanti.
Nella strenua caccia a Kibutsuji Muzan, che si è nascosto nei meandri del Castello Infinito, i Pilastri finiscono inevitabilmente per scontrarsi con le Lune Crescenti rimaste, dando vita a delle battaglie che segneranno indelebilmente l’evolversi del canovaccio narrativo. Se l’arco del treno Mugen ha commosso tantissimi fan per il gesto eroico commesso da uno dei personaggi più amati dell’opera, questa enorme battaglia sottoporrà il pubblico a emozioni ben più intense e improvvise, rendendo meno scontata del previsto la sopravvivenza di alcuni comprimari. Difatti questo arco narrativo è il più tragico nell’opera di Gotōge, e soprattutto lo è per entrambi gli schieramenti.
Questo primo film non a caso intervalla l’azione con lo sviluppo e l’approfondimento dei personaggi di punta, servendosi di una serie di flashback spesso invasivi, ma che personalmente in alcuni casi mi hanno colpito. Il problema fondamentale del film sta proprio in un pacing non proprio perfetto, con alcuni scontri che vengono intaccati nel loro ritmo da momenti legati al passato dei combattenti (come Zenitsu, Douma o Akaza). Sebbene questi siano effettivamente utili per permettere allo spettatore di approfondire i personaggi, il loro inserimento purtroppo spezza più volte l’azione, che è un aspetto dominante del film. Demon Slayer: Il Castello dell’Infinito infatti ha una durata considerevole per il suo genere (2 ore e mezza), con i combattimenti che la fanno assolutamente da padrone al punto da poter risultare persino pesanti per parte del pubblico.
Ci si focalizza in particolare sullo scontro di Giyu e Tanjiro con la terza Luna Crescente, Akaza, uno dei villain più interessanti dell’opera. Si tratta di uno dei combattimenti più intensi e spettacolari, poiché mostra in azione al massimo delle potenzialità i due cacciatori di demoni, che sfoggiano delle tecniche devastanti. Allo stesso tempo è a conti fatti uno scontro di logoramento, dove un quasi invincibile Akaza riesce a contrastare a mani nude i fendenti letali di un Pilastro, servendosi soprattutto di un particolare stile di arti marziali. Ciò che ne viene fuori è un combattimento capace di seminare un’immane distruzione in ogni angolo del Castello dell’Infinito.
Se Verso L’Allenamento Dei Pilastri, lo speciale di Demon Slayer che anticipava i primi frangenti della quarta stagione, mi aveva colpito per come l’opera di Gotōge risultasse a dir poco stupefacente sul grande schermo, con Il Castello dell’Infinito l’esperienza è stata addirittura sublime. Sia chiaro, qui non parlo dello stato dell’arte dell’animazione giapponese, un elemento che fatico a trovare in un prodotto mainstream come Demon Slayer, ma è sulla qualità dell’esperienza audiovisiva che desidero soffermarmi.
Durante la visione, sono rimasto impressionato dalla potenza visiva e sonora che il film è stato in grado di trasmettermi. Vedere gli scenari in continuo movimento, una regia fluida e capace di trasmettere la frenesia degli scontri, nonché una qualità dei disegni così fuori scala, ha reso l’esperienza al cinema indubbiamente stimolante, facendo scorrere lisci (nonostante il pacing imperfetto) quei 155 minuti ricchi d’azione. Ciò che più mi ha sorpreso è come lo studio Ufotable sia riuscito a imprimere su grande schermo la maestosità dell’ambientazione, optando per effetti speciali e una computer grafica sempre più curati nei dettagli, riducendo ancora una volta la distanza tra l’animazione 2D e 3D. Il Castello dell’Infinito infatti viene trasposto in maniera perfetta, con le continue mutazioni dello scenario che avvengono con estrema facilità e senza sbavature, facendo sembrare questo immenso lavoro d’animazione un gioco da ragazzi.
Come se non bastasse, tutto ciò avviene in contemporanea con gli scontri: nel combattimento contro Akaza si può notare come lo scenario sia addirittura “vivente”: non rimane mai statico né viene trascurato, persino nei momenti più concitati dell’azione, mantenendo inoltre una qualità pressoché strabiliante. I combattimenti in questo film sono registicamente più impegnativi e coreograficamente più spettacolari di quanto visto in precedenza: l’azione procede con ritmi serrati, con una regia che segue ogni movenza senza effettuare troppi stacchi, riuscendo così a ottenere una resa omogenea. Il lavoro compiuto da Ufotable non è da dare assolutamente per scontato: considerata la velocità, la quantità di particellari ed effetti speciali racchiusi in un singolo scontro, portare tutto ciò su schermo senza alcuna sbavatura o ingenuità è un’impresa encomiabile, tanto da rendere questa prima parte della trilogia cinematografica il miglior prodotto d’animazione sfornato dallo studio giapponese.
La proiezione stampa a cui ho assistito proponeva il doppiaggio originale accompagnato dagli immancabili sottotitoli in italiano, e mai come ora ho potuto apprezzare l’imponente cast di doppiatori su cui si poggia l’opera per dare vita ai suoi personaggi. Anche la colonna sonora mi ha colpito, con il nuovo brano di Aimer che non vuole più schiodarsi dalla mia testa. Detto ciò, desidero fare un ultimo appunto sul progetto in cui Ufotable si è imbarcato.
Demon Slayer rappresenta un pezzo di storia decisivo per l’animazione giapponese, sia sul piccolo che sul grande schermo. Sta contribuendo a sdoganare il fenomeno degli anime anche al cinema, con sempre più opere decise a portare il proprio pubblico nelle sale e vivere esperienze uniche, anche se spesso con prodotti più o meno discutibili. La trilogia cinematografica dedicata alla storia di Tanjiro Kamado, una volta completata, potrebbe persino diventare un autentico kolossal nipponico, quasi paragonabile a ciò che Il Signore degli Anelli ha fatto per il genere fantasy. E chissà se tra qualche anno non ci ritroveremo seduti al cinema a guardare ben sette ore di film, prima di assaporare il gran finale dell’opera.
Un ringraziamento speciale a Sony Pictures e Crunchyroll







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