
Con l’apertura delle esclusive ad altri ecosistemi, Xbox ha segnato un definitivo cambio di rotta nel suo modo di intendere la console war. Che sia per sconfitta o strategia ampiamente premeditata, sono molti i titoli roboanti approdati su altri lidi, anche marchi storici come con il recente Gears of War Reloaded. Tra tutti mi sento di dire che Indiana Jones e l’antico Cerchio rappresenti il più spendibile finora nell’estesa base installata PlayStation, molto recettiva per grandi action-avventure con personaggi carismatici.
La forza dell’IP unita alle qualità oggettive del titolo ha fatto il resto, conclamando un successo di critica e pubblico anche su PS5, dove è approdato il 17 Aprile. Da pochi giorni è disponibile anche il suo DLC, L’Ordine dei Giganti, gratis per chi possiede la versione premium del titolo, altrimenti acquistabile separatamente, anche per chi ha goduto dell’esperienza principale su Game Pass. Una manciata di ore aggiuntive che, sebbene come prevedibile non puntino a cambiare le carte in tavola, fanno tornare con piacere il desiderio di impugnare cappello e frusta.
La location di partenza per questa breve avventura è il Vaticano, e l’espansione è impostata per essere una quest attivabile dalla fontana delle confessioni. Che si sia completata o meno l’avventura, è sufficiente aver esplorato un po’ l’area nel gioco base per imbattersi in Padre Ricci, meticoloso restauratore che si presenta con una richiesta insolita: recuperare l’elmo del “crociato senza nome”, oggetto di un suo studio e custodito in una stanza segreta sotto i giardini vaticani. Evitando il più possibile anticipazioni, la storia sferraglia su binari qualitativamente analoghi alle secondarie del gioco principale, col gusto di una sottotrama più che di un ampliamento, lasciando intatti e traducendo efficacemente i canoni narrativi del sapiente archeologo.
La scelta della prima zona dell’avventura come setting a mio avviso non è casuale, dato che nel dedalo vaticano brilla più che nelle altre zone il level design concepito da Machine Games. Esplorare tombe e sotterranei dove varie epoche storiche si intrecciano tra loro restituisce costantemente il senso di scoperta e meraviglia che ci si aspetterebbe, e non finirò mai di sottolineare quanto la scelta apparentemente insolita della prima persona doni immersività al contesto.
Anche sul piano del gameplay non ci si discosta molto dal sentiero tracciato, con l’eccezione che chi ha già raggiunto i titoli di coda controllerà una versione di Indiana Jones paragonabile a un presagio di morte, più che a un simpatico archeologo che ricorre alla violenza solo quando le altre soluzioni hanno fallito. È un problema di molti DLC dove la progressione è tarata sul gioco base, quindi non rappresenta un difetto, ma un consiglio da parte mia (se possibile) è quello di godere dell’espansione in itinere. Così facendo oltretutto si arriva a L’Ordine dei Giganti perfettamente consapevoli di quanto sia deficitaria l’IA, unica vera critica che ho sottolineato anche in fase di recensione. Fortunatamente l’opera non pone enfasi sul combat system, ma su esplorazione ed enigmi che ancora una volta convincono appieno.
Leggermente più ostici rispetto ai rompicapi della storia principale, i puzzle de L’Ordine dei Giganti riescono ancora una volta a trasmettere senza la minima frustrazione la soddisfazione di aprire varchi e scoprire segreti altrimenti inaccessibili. Ci si spinge verso la risoluzione del mistero con la stessa curiosità del titolo base, anche per via della loro direzione artistica, in cui la maestosità della storia appare come una toppa nella quale infilare la chiave giusta. L’esplorazione rimane il sapiente anello di congiunzione con il gameplay, dove i punti acquisiti progredendo diventano lo sblocco di abilità trovate in giro per le mappe.
Dopo le 5-6 ore necessarie a completare L’Ordine dei Giganti, ci si ritrova a pensare a questa esperienza come un perfetto complemento dell’originale, con una storia al livello di una quest secondaria ma un design degli enigmi riconducibile al filone principale.
Ottima in ogni caso la scelta di porre il blocco di partenza nella prima zona, dove l’espansione si inserisce con qualità e straordinaria naturalezza. Se anche l’aria delle fogne romane diventa un mistero divertente da respirare a pieni polmoni, credo che sia decisamente il caso di indossare ancora una volta i panni del sagace professore.







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