Lo Gnosticismo nei manga – Come la filosofia protocristiana ha influenzato la cultura pop

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“Dicono che il Dio creatore abbia rinchiuso le anime per gelosia… ma quale divinità gelosa agirebbe in tal modo?”
(Enneadi II, 9, 6)

Il termine gnosticismo designa una corrente religioso-filosofica affermatasi tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C. Occorre, tuttavia, specificare sin da subito che si tratta di una categoria concettuale di comodo, un cosiddetto termine “ombrello”, impiegato in sede storiografica per raggruppare una molteplicità di sistemi dottrinali tra loro spesso profondamente eterogenei.

Pur riconoscendo l’esistenza di numerose e significative divergenze tra le diverse scuole gnostiche, questo contributo si propone di isolare e analizzare un nucleo comune di concetti e strutture che consentano una comprensione unitaria, seppur necessariamente parziale, del fenomeno gnostico nel suo complesso.

Dal punto di vista etimologico, il termine “gnosticismo” deriva dal greco γνωστικός (gnōstikós), ossia “colui che conosce”, a sua volta riconducibile al sostantivo γνῶσις (gnōsis), “conoscenza”. Tale derivazione lessicale non è priva di rilievo, poiché evidenzia sin dall’origine il ruolo centrale attribuito alla conoscenza salvifica all’interno della speculazione gnostica. La gnōsis non è intesa come semplice accumulo di nozioni, bensì come conoscenza intima e rivelata, capace di operare la liberazione dell’anima dalla condizione di alienazione materiale e di condurla verso la ricongiunzione con il principio originario, comunemente identificato con l’Uno/Dio.

Una chiarificazione terminologica e concettuale più approfondita verrà fornita nelle sezioni successive, dove si esamineranno nel dettaglio i presupposti ontologici ed epistemologici dello gnosticismo.

urizen william blake
The Book of Urizen – William Blake

Al contrario non ritengo che i manga necessitino di una presentazione introduttiva, soprattutto nel contesto delle pagine virtuali di questo sito. Essi rappresentano indubbiamente uno dei medium più influenti della nostra generazione, avendo negli ultimi anni registrato un successo crescente e ottenuto un riconoscimento sempre più ampio, anche negli ambienti accademici e culturali di rilievo. Seppur ci sia ancora molta strada da fare e le difficoltà intorno al dibattito serio e consapevole del fumetto siano ancora molte, sono ormai sdoganati anche al grande pubblico l’analisi e il commento estetico rispetto alla nona arte giapponese.

Ma in che modo una corrente religioso-filosofica sviluppatasi nei primi secoli dell’era cristiana può risultare pertinente rispetto a una delle arti più popolari della contemporaneità? Come ha fatto una propaggine eterodossa del cristianesimo antico a esercitare un’influenza così marcata su una cultura tanto distante, per contesto storico e struttura simbolica, da quella in cui essa ebbe origine? In questo approfondimento tenterò di tracciare un percorso logico e filologico intorno a questi temi.

Il Dio Supremo

“Mi capita spesso di cercare il mio riflesso nel buio, tutto quello che trovo è il nulla. Nella solitudine della singolarità tendo, futilmente, al doppio riuscendo a raggiungere solamente il niente. Sovente penso ai nuovi dei e alla carica sacrale del monoteismo scontrarsi con l’impossibilità ontologica del pluralismo filetico. Sono uno? Siamo trini? Ma come possiamo essere trini se non troviamo la pluralità più basica rappresentata dal doppio? A volte mi piace solamente cercare l’oblio donatomi dal sonno. Quasi mai, in questo stato, arrivo a creare. Solitamente mi sollazzo grazie alla piacevole sensazione donatami dall’assenza di me. Alcuni dicono che durante il sogno il mondo prenda vita, se mai dovessi svegliarmi tutto potrebbe cessare, eppure mi sono addormentato e svegliato plurime volte e mai nulla è cambiato. Sono sempre io da solo.”

Nel saggio La Filosofia Perenne (1945), Aldous Huxley, autore de Il Mondo Nuovo e Le Porte della Percezione, propone un approccio innovativo e inclusivo rispetto lo studio della religione, individuando un continuum, una sorta di fil rouge che attraversa le tradizioni religiose di tutto il mondo, cercando di mettere in luce i principi condivisi e le similitudini che le avvicinano e connettono. Proprio in questo libro cita più volte anche lo gnosticismo, e a tal proposito scrive:

“Lo gnosticismo è la religione dell’uomo che si sente intrappolato nel mondo materiale, e cerca la liberazione tramite una conoscenza interiore, una gnosi che trascende il piano fenomenico. È la percezione che il mondo sensibile è una prigione, e che la vera realtà si trova oltre i limiti dell’esperienza ordinaria.”

Proprio intorno al concetto di prigionia si legano, infatti, molte delle più peculiari e importanti implicazioni filosofiche dello gnosticismo. Esso infatti tenta di fondare, attraverso la sua dottrina, una concezione dualistica della realtà, nella quale il mondo materiale viene interpretato come una gabbia che intrappola l’anima umana. Questa condizione di prigionia, dunque, non si limita solamente a una dimensione fisica, ma si estende ovviamente anche su un livello metafisico ed esistenziale: l’anima sarebbe intrappolata nel regno del sensibile che, come descritto poco fa, sarebbe imperfetto, ingannevole e in definitiva intrinsecamente malvagio.

Yaldabaoth
Yaldabaoth – Autore ignoto

Un lettore attento potrebbe notare che lo gnosticismo, una corrente più che marginale all’interno del cristianesimo (o più in generale delle religioni abramitiche monoteiste), seguendo la dottrina della perfezione e della bontà assoluta di un Dio creatore onnipotente dovrebbe respingere energicamente l’idea, apparentemente blasfema, che il mondo materiale nel quale viviamo possa essere intrinsecamente malvagio.

La questione, tuttavia, risulta ancora più complessa di quanto possa apparire a questa prima analisi. Gli gnostici, nel tentativo di giustificare la presenza del male nel mondo, cercarono di identificare nella fallibilità del creato un’opera che per nessun motivo potesse essere diretta e voluta dal Dio onnipotente, ma tentarono di attribuire la sua origine a una divinità ontologicamente intermedia e imperfetta, chiamata Demiurgo. Tale entità, essendo responsabile diretta della creazione materiale del mondo sensibile, non sarebbe altro che una divinità subordinata e limitata, le cui imperfezioni sono causa diretta dei difetti intrinseci del mondo materiale, rendendolo, similmente al suo creatore, imperfetto e dunque malevolo. Alcune correnti dello gnosticismo sostengono addirittura che la malvagità del mondo creato dal Demiurgo non sia solamente causa dalla sua fallibilità, ma che sia l’effetto esplicito di una sua cattiveria intrinseca, nata dal senso di gelosia e rivalità nei confronti del Dio superiore.

Il Pleroma (dal greco πλήρωμα, “pienezza”, “completezza”) non è altro che la totalità della realtà spirituale perfetta e trascendente, e potrebbe essere descritto come il Noumeno della dimensione materiale. Il Pleroma rappresenta la pienezza dell’essere, la culla da cui ogni realtà spirituale prende vita e verso cui tende a tornare attraverso un processo di risveglio che può essere offerto solamente dalla gnosi. Secondo la visione gnostica, l’anima umana, per l’appunto originaria di questa dimensione suprema, è precipitata con la nascita nel mondo sensibile e corrotto. Solo mediante la conoscenza salvifica, la gnosi stessa, essa può tentare di riacquisire consapevolezza della propria natura divina e intraprendere il percorso ascensionale che la ricondurrà al Pleroma.

Le correnti gnostiche chiamano il Demiurgo con il nome proprio di Yaldabaoth, che pur avendo un’etimologia incerta è riconducibile ai termini ebraici Yaldā (יַלְדָּא) — “figlio” o “generato” e Ba‘oth (בַּעוֹת) — una parola legata a “paura”, “terrore” o “sovranità”. Alcuni linguisti collegano il nome anche all’idea di “creato dalla paura” o “nato dalla paura”, sottolineando il carattere negativo e imperfetto del Demiurgo. Per i videogiocatori più appassionati Yaldabaoth ricorderà sicuramente uno dei boss più complessi di Persona 5, un Dio malvagio che rappresenta l’ostacolo finale dell’avventura.

Panopticon
Il Panopticon – J. Bentham

Oltre alla creazione del mondo materiale, Yaldabaoth è anche responsabile della generazione degli Arconti, che sono sette entità di natura demoniaca il cui compito è impedire alle anime mortali di tornare al Pleroma. Nella tradizione vengono spesso interpretati come una manifestazione del principio del male o dell’ignoranza, che brama di mantenere l’anima nell’illusione e quanto più distante possibile dalla verità trascendente. Inoltre, queste figure sono spesso collegate a simboli astrologici che rappresentano i pianeti e i loro effetti negativi, così come a corrispondenze con i vizi capitali, che rappresentano le passioni e le debolezze umane che contribuiscono direttamente alla distrazione rispetto alla gnosi.

Quest’ultima sarebbe capace di liberare l’anima dal controllo malvagio di Yaldabaoth e ricongiungerla al Dio supremo. Gli gnostici affermano che soltanto attraverso una profonda conoscenza ontologica della realtà e una piena consapevolezza della condizione dell’anima è possibile liberarsi dalla prigionia del Demiurgo e ottenere una reintegrazione con il divino onnipotente. Per sfuggire al dominio del panopticon degli Arconti, è necessaria una conoscenza di tipo iniziatico, che dovrebbe quindi essere accessibile solamente agli adepti dello gnosticismo stesso. Sicuramente questo aspetto è uno tra quelli più controversi e discutibili di questa tradizione.

Giunti a questo punto, alcuni nuclei concettuali dello gnosticismo potrebbero apparire curiosamente familiari a qualcuno. Sebbene collocata ai margini del canone minore religioso istituzionale, questa corrente ha sviluppato un impianto speculativo di straordinaria profondità, capace di esercitare un’influenza durevole sul pensiero occidentale. Le sue intuizioni metafisiche, seppur incentrate sulla dicotomia tra spirito e materia, sul carattere salvifico della conoscenza e sull’idea di un mondo creato da un Demiurgo malvagio, hanno trovato terreno fertile non solo nella (a volte sterile) riflessione filosofica, ma anche e soprattutto nelle molteplici espressioni dell’industria culturale contemporanea.

La Bibbia è la storia del Demiurgo

“Io sono sangue e carne. Io sono mente e spirito. Io sono immobile davanti all’infinito susseguirsi di causalità che è il mondo.”

Gli gnostici offrono un’interpretazione dell’Antico Testamento profondamente divergente rispetto a quella canonica delle correnti cristiane. La divinità veterotestamentaria, identificata con il nome di YHWH, nella visione gnostica viene associata al Demiurgo. In questa prospettiva, molti episodi e figure chiave dell’Antico Testamento subiscono un radicale rovesciamento simbolico e morale. Ad esempio il serpente dell’Eden, tradizionalmente considerato un avatar animalesco di Satana, è rivalutato come un portatore di gnosi, colui che ha il merito di mettere Adamo ed Eva in guardia contro l’inganno del Demiurgo, e tramite la conoscenza riesce a indurli a compiere il più importante atto di emancipazione spirituale. Nutrirsi del frutto della conoscenza del bene e del male conseguentemente non è visto come un peccato, bensì come il primo passo verso il risveglio della coscienza e l’inizio del cammino di ritorno alla dimensione divina del Pleroma.

paradiso gustave dorè
Paradiso, Canto 34 – Gustave Doré

Un ulteriore nodo centrale di questa analisi è rappresentato dalla figura di Giuda Iscariota, la cui interpretazione si discosta profondamente dalla tradizione cristiana canonica. Secondo alcune correnti gnostiche Giuda non è il traditore, bensì l’unico discepolo in grado di comprendere autenticamente la volontà del Cristo. Il suo gesto, lungi dall’essere un atto di tradimento, è inteso come un gesto sacrificale e consapevole, volto a liberare l’anima divina di Gesù dalla prigione della materia e a favorirne quindi il ritorno al Pleroma, nella pienezza trascendente dell’Uno. Mentre nella tradizione cristiana Giuda Iscariota è generalmente rappresentato come un peccatore mosso dall’avidità, dalla stoltezza e dalla corruzione morale, nella narrazione gnostica la sua figura assume un significato radicalmente opposto: è considerato, a tutti gli effetti, lo strumento consapevole di un disegno salvifico, colui che, attraverso un tradimento necessario e provvidenziale, rese possibile la liberazione spirituale del Cristo dalla materia e l’attuazione del suo destino redentivo.

“Tu supererai tutti loro. Perché tu sacrificherai l’uomo che mi riveste.”
(Vangelo di Giuda, Gesù a Giuda)

Dal momento che è stato menzionato, è opportuno fornire un contesto al Vangelo di Giuda. Composto verosimilmente nel II secolo d.C., questo testo rappresenta uno dei più importanti esempi della letteratura gnostica. Insieme ai codici di Nag Hammadi è la più importante testimonianza del canone minore gnostico. I codici di Nag Hammadi, scoperti in Egitto nel 1945, costituirono una vera e propria rivelazione per gli studiosi: ci fornirono un patrimonio di testi andati altrimenti perduti, che permisero uno studio accurato e più approfondito delle correnti religiose dei primi secoli. Questi documenti hanno fatto emergere una pluralità teologica e una complessità di movimenti religiosi alternativi condannati come eretici dal concilio di Nicea.

A mio avviso, sarebbe impossibile parlare di gnosticismo nei manga senza accennare alla figura più rilevante e polarizzante nel dibattito mondiale sui codici di Nag Hammadi: Sasagu Arai. Quest’ultimo è stato uno tra i principali studiosi giapponesi della cultura abramitica, e uno dei più importanti divulgatori delle teorie filosofico-religiose gnostiche. Arai rivolse particolare attenzione al Vangelo di Tommaso, che tradusse e commentò in giapponese. Tra i suoi libri più importanti possiamo annoverare Early Christianity and Gnosticism (1971) e New Testament and Gnosticism (1988); tramite questi testi, ma anche durante tutto il corso della sua carriera accademica e di ricercatore, Arai si è distinto per la sua capacità “adattare” al popolo giapponese la cultura e le implicazioni morali delle correnti del canone minore cristiano.

Arai Sasagu
Arai Sasagu

Paradossalmente le tesi gnostiche, che in Occidente avevano riscontrato un moderato interesse culturale e accademico, in Giappone vennero accolte con entusiasmo, non soltanto dagli studiosi, ma anche dal pubblico generalista. Ricercare le motivazioni per un tale successo risulta assai complesso, tuttavia mi sembra sensato supporre che la “cosmologia” gnostica (composta da Pleroma, Demiurgo, Arconti…) risultasse più interiorizzabile e introiettabile da una mentalità politeista e relativamente aperta al pluralismo religioso, piuttosto che da una molto radicalizzata rispetto al dogmatismo monoteistico del canone maggiore.

Come spesso accade tra le compagini della storia, tanti elementi sconnessi finiscono poi per unirsi e creare un prodotto inaspettato. Passiamo così dalle cattedre universitarie a un ambito solo in apparenza distante: le pagine inchiostrate dei fumetti. L’estro creativo di Go Nagai, tra i mangaka più innovativi della storia contemporanea, è riuscito a reinterpretare e infondere nuova linfa vitale al canone minore delle religioni abramitiche.

Mao Dante, un elogio al Satanismo

“Guarda Dante! Quello è Dio! Si tratta di un nemico terribile che con la violenza trasformò la pacifica Terra in un Inferno! Quello è Dio!”
(Mao Dante 3)

Nel 1971, Go Nagai, che aveva già raggiunto il successo editoriale grazie alla popolarità del manga La scuola senza pudore e alla serializzazione di numerosi altri fumetti di stampo comico, aveva iniziato a sentire l’esigenza di distaccarsi dall’etichetta di autore umoristico per intraprendere una direzione più matura e dalle tematiche più profonde. Come lui stesso testimonia nella sua autobiografia romanzata Gekiman o nella raccolta antologica Go Museum, coltivava da un po’ l’idea di realizzare una storia dalle tinte horror che prendesse spunto da uno dei testi letterari a lui più cari: la Divina Commedia di Dante Alighieri.

Dante Shinkyoku/La Divina Commedia - Go Nagai
Dante Shinkyoku/La Divina Commedia – Go Nagai

In questo frangente la testimonianza dell’autore si ammanta quasi di un misticismo leggendario. Pare infatti che Nagai avesse a disposizione un’edizione della Divina Commedia illustrata da Gustave Doré che da piccolo amava sfogliare senza però effettivamente comprenderne le parole, ammirando semplicemente le splendide illustrazioni del grande incisore francese. Il suo amore per l’opera del Sommo Poeta verrà successivamente testimoniato anche dalla sua versione a fumetti della stessa; in quest’opera Nagai non solo ripercorre le gesta di Dante nei regni dell’Oltretomba, ma omaggia anche platealmente Doré con delle tavole che ricordano (e in alcuni casi ricalcano) le originali illustrazioni francesi.

Su Bokura Magazine iniziò quindi la pubblicazione di Mao Dante, con la rivista gli promise grande libertà artistica e la facoltà di trattare i temi adulti che l’autore stava ricercando. Il protagonista, Ryo Utsugi, è vittima di continui incubi riguardati un kaiju gigantesco che distrugge la città e uccide molte persone. La sua vita viene definitivamente sconvolta quando nei ghiacciai dell’Artico viene effettivamente rinvenuto il diavolo dei suoi sogni. Dopo una serie di vicissitudini avviene la fatidica fusione tra Ryo e Dante (questo il nome del demone). La storia prende una piega ancora più paradossale quando Ryo scopre che la Confraternita di Dio, di cui fa parte il suo stesso padre e che ha come obiettivo quello di impedire il ritorno dei demoni sulla Terra, è in realtà mossa da intenti malevoli.

I demoni infatti sono i veri buoni della storia che è stata tenuta segreta. Dio altro non sarebbe che un malvagio tiranno e conquistatore di mondi e, di conseguenza, i diavoli non erano altro che gli eroici ribelli che tentarono invano di resistergli. Inizia quindi la battaglia tra le forze del male (Dio) e quelle del bene (i demoni). Purtroppo, proprio nel suo arco narrativo finale, Mao Dante viene improvvisamente interrotto a causa della chiusura di Bokura Magazine, la rivista che lo ospitava. Possiamo dire che quello di Nagai sia stato un esperimento riuscito a metà: la storia, più fantascientifica e metafisica che horror, non aveva ottenuto il successo sperato e in più era stata “castrata” prima del suo climax, rendendo impossibile darle una degna conclusione.

mao dante go nagai
Mao Dante – Go Nagai

Mao Dante, com’è facile notare, ha in nuce tutti gli elementi che torneranno poi più forti e maggiormente declinati in Devilman. Ma all’interno del nostro percorso segna un punto di svolta indelebile: per la prima volta nella storia dell’editoria manga vengono presentati ai lettori elementi cristiani gnosticizzanti. L’idea di un Dio veterotestamentario connotato in senso malvagio risultò profondamente destabilizzante per la sensibilità del pubblico giapponese, culturalmente impreparato ad accogliere una visione religiosa tanto eterodossa. A ciò si aggiungeva l’ulteriore sovvertimento simbolico rappresentato dal ruolo titanico e salvifico attribuito alle figure demoniache, elemento anch’esso in netto contrasto con le convenzioni religiose e morali dominanti.

In un capovolgimento totale delle aspettative, durante il corso della storia si viene a scoprire dunque che i Satanisti sono i buoni, visto che tentano di liberare gli eroici difensori della terra, mentre la Confraternita di Dio rappresenta il braccio censorio e repressivo del Demiurgo tirannico. Di particolare rilievo è la rappresentazione del Dio stesso, che non viene identificato come il creatore originario del mondo, bensì come un’entità parassitaria che tenta di impadronirsene, ribaltando così l’intera impalcatura teologica della tradizione monoteista.

mao dante go nagai
Mao Dante – Go Nagai

Mi sembra probabile, ma di questo non ci sono testimonianze o dichiarazioni dell’autore, che Nagai abbia tratto ispirazione dalla figura titanica e tragicamente eroica del Satana miltoniano nel Paradiso Perduto. Ed è inoltre difficile pensare che non abbia in qualche modo assorbito le influenze culturali gnostiche che il professor Sasagu Arai stava divulgando in Giappone proprio in quegli anni.

L’amoralismo di Devilman

“Io sono Satana! L’angelo che Dio ha scacciato! Ho amato gli uomini più di quanto Dio stesso abbia mai fatto”
(Devilman, Ryo/Satana si rivela)

Non penso che Devilman abbia bisogno di presentazioni, tantomeno per i coraggiosi lettori che sono arrivati fin qui; tuttavia, mi sembra doveroso e utile dare almeno delle coordinate per comprendere meglio in che modo l’opera più importante di Go Nagai si inserisca perfettamente in questo panorama gnostico. Dopo il successo a metà ottenuto con Mao Dante, è evidente che Nagai si sentisse insoddisfatto: il caso gli aveva impedito di portare a termine “quella cosa che voleva raccontare”. La sua seconda occasione arriva poco dopo, nel 1972, quando la rivista Weekly Shōnen Magazine, per cui già lavorava, gli permise di iniziare una nuova serie oltre a tutte quelle che stava portando avanti in quel periodo. In quei mesi l’autore stava lavorando infatti a circa dieci serie contemporaneamente e, seppur accompagnato da una folta schiera di assistenti, si trattava comunque di un quantitativo di lavoro ben oltre l’ordinario.

Devilman – Go Nagai

La lavorazione di Devilman inizia subito in maniera piuttosto travagliata. Esistevano già degli schizzi e delle aspettative sul manga, visto che avrebbe dovuto essere, di base, la trasposizione su carta dei personaggi che Nagai aveva realizzato per l’omonima serie animata serializzata da Toei Animation. Tuttavia, proprio per il carico di aspettative e per l’interesse che Nagai aveva espresso, gli viene concessa molta più libertà sul progetto e, seppur a denti stretti, gli viene anche concesso di trattare tematiche più adulte ed efferate di quanto l’anime di Devilman avesse mai affrontato.

Il progetto lo assorbe completamente fin da subito e, pur non avendo le idee molto chiare su dove far andare a parare la storia o quali fossero esattamente i ruoli dei personaggi, la trama sembra quasi scriversi da sola. Come viene testimoniato dallo stesso autore in Gekiman, infatti, sembrava che i personaggi di settimana in settimana prendessero vita, scegliendo autonomamente e in maniera incontrollata dall’autore le loro azioni e le frasi da pronunciare.

Sicuramente questo genere di dichiarazioni lascia trasparire la grande modestia e professionalità degli autori giapponesi, che spesso preferiscono non prendersi direttamente i meriti per il successo delle loro stesse opere; ma lascia anche trasparire come l’autore di Jeeg Robot fosse talmente assorto dalla sua stessa creatura da restarne in qualche modo lui stesso affascinato. Nel giro di qualche mese Nagai rinuncia alla quasi totalità delle serializzazioni delle opere che stava realizzando per concentrare tutti gli sforzi su Devilman, che più proseguiva nella sua realizzazione più si rivelava essere una storia complessa e dai difficili risvolti. I temi trattati e lo stile disturbante di Devilman avevano inoltre fatto infuriare i lettori del manga che, dopo essere già stati turbati dalla violenza eccessiva della controparte animata, venivano ancora di più traumatizzati da un fumetto come mai si era visto all’interno di una rivista per ragazzi.

Devilman - Go Nagai
Devilman – Go Nagai

Penso che raccontare la trama di Devilman sia alquanto superfluo, ma trovo comunque utile riassumere in breve alcuni degli elementi cardine della storia, in modo che anche i lettori che non la conoscessero possano continuare a seguire il filo del discorso.

Akira Fudo è un giovane timido e impacciato che vive insieme ai coniugi Makimura e alla loro figlia Miki, sua coetanea. Akira ha un amico d’infanzia, Ryo Asuka, un ragazzo che gli è complementare: se infatti Akira è introverso e imbranato, Ryo invece è spigliato, imprevedibile e violento. La trama viene messa in moto da un evento traumatico: il padre di Ryo, uno scienziato specializzato in demonologia, viene ucciso in seguito alla possessione di un’entità diabolica. L’evento scoperchia un vaso di Pandora tenuto sigillato da tempi remotissimi nei ghiacciai dell’Artico: i demoni esistono e stanno per attaccare gli umani. L’unico modo per sconfiggerli è usare il loro stesso potere contro di essi. Il piano dei due ragazzi è folle, ma potrebbe funzionare, e decidono di partecipare a un sabba per tentare il rituale che avrebbe permesso ad Akira di fondersi con un demone, Amon.

La nascita di Devilman è completa: l’unione con il più forte dei diavoli renderà Akira una persona molto diversa sia nel fisico sia nei comportamenti, ma la forza donatagli dalla fusione gli permetterà, da quel momento in poi, di diventare il guerriero contro la venuta dei demoni sulla Terra. Dopo svariate battaglie la situazione precipita: i demoni attuano il loro attacco finale contro gli umani e Akira viene sopraffatto non solo dal numero dei nemici, ma anche dalla notizia sconvolgente che Ryo, il suo più grande amico, altro non è che Lucifero stesso, il capo delle armate diaboliche.

Per un’analisi più completa sulle implicazioni filosofiche di Devilman e sull’impatto culturale che ha avuto nel mondo del fumetto e non solo, rimando a un altro mio approfondimento specifico sull’opera.

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Devilman – Go Nagai

Per quanto riguarda gli aspetti gnostici, questi si concentrano soprattutto nei capitoli finali e in quelli introduttivi. Da notare che questi ultimi non erano presenti nel manga originale, ma furono “retconnati” in Shin Devilman del 1987 e successivamente aggiunti a tutte le edizioni del manga principale. In un passato idilliaco, che potremmo definire una sorta di età dell’oro, la Terra era abitata dai demoni: esseri senzienti, caratterizzati da una natura violenta e infida. Tramite la fusione con altri esseri viventi riescono a ottenere una vita lunga e una potenza fuori dall’ordinario. Lucifero, giunto sulla Terra dopo la cacciata dal Paradiso, si innamora di queste creature che popolano il pianeta prediletto di Dio, ma quest’ultimo non tollera la loro vista ed è deciso a distruggerli. Dopo una battaglia apocalittica Dio vince, sigilla Satana e i demoni nei ghiacci e, in questo modo, permette agli umani di prosperare.

In questa visione, al contrario di quanto accade in Mao Dante, Dio non viene immediatamente dipinto come malvagio. Il lettore è portato a parteggiare inizialmente per gli umani, considerando i diavoli come ontologicamente malvagi e non riuscendo a provare empatia per loro in alcun modo. Solamente quando gli uomini, messi alle strette dall’assalto demoniaco, rivelano la loro vera natura, l’interpretazione manicheista crolla, lasciando il lettore nel dubbio su quale parte sia nel torto e quale nella ragione.

devilman go nagai
Devilman – Go Nagai

Nagai, il cui obiettivo primario è quello di creare un’allegoria della guerra fredda, riesce a costruire una situazione di amoralismo totale. In Devilman non ci sono né buoni né cattivi, e ogni fazione ha motivazioni più o meno condivisibili. Il design dei personaggi riveste un ruolo chiave: Ryo è efebico, biondo e di bell’aspetto. Satana infatti, anche nella tradizione biblica, è descritto come l’angelo del Signore più bello e più potente. I demoni, di contro, sono brutti, sporchi e confusi. La loro natura, fatta di fusioni continue, è caotica e repellente alla vista, e la fusione con gli esseri umani non li rende più gradevoli allo sguardo, ma solo più disturbanti e “uncanny“.

Proprio come nel punto chiave dello gnosticismo c’è un totale ribaltamento di prospettiva: non solo coloro che si mostrano καλο κἀγαθοί (belli e buoni) sono in realtà malvagi e ingannatori, ma anche coloro che sembrano άσχημοι και κακοί (brutti e cattivi) non corrispondono affatto a questa descrizione. Lo stesso Dio, che per assurdo riveste un ruolo apparentemente marginale in tutta la vicenda, non si preoccupa degli umani ed è ancora più indifferente nei confronti dei demoni: non interviene a favore né degli uni né degli altri, e anzi utilizza armi nocive per entrambi gli schieramenti, vere e proprie “bombe atomiche” divine sotto forma di sfere luminose che uccidono tutti gli esseri viventi al loro interno, trasformandoli in sale, come fece nell’Antico Testamento per Sodoma e Gomorra.

La storia d’amore e amicizia, ma anche di odio e inimicizia, tra Akira e Ryo è stata senza dubbio la chiave di volta del successo di Devilman. Il rapporto di complementarità tra protagonista e deuteragonista, le loro somiglianze ma soprattutto i punti di disgiunzione, hanno profondamente segnato il panorama del fumetto giapponese. Nei due personaggi principali coesistono elementi sia taoisti sia gnostici; è innegabile che il loro ruolo, al tempo stesso metafisico e profondamente umano, abbia colpito l’immaginario collettivo.

Berserk e l’estetica gnostica

“Gli umani desiderano motivazioni. Cause per il dolore, cause per la tristezza, cause per la vita, cause per la morte. Perché le loro vite erano piene di sofferenza? Perché le loro morti erano assurde? Loro desideravano una ragione per il destino che trascendesse la loro conoscenza. E io lo diventai. Io controllo il destino. Poiché è quello che loro hanno voluto che io fossi.”
(Berserk, Idea del Male spiega la sua essenza)

Affrontare Berserk in maniera critica non è semplice; si tratta di una delle opere letterarie contemporanee più complesse e dibattute, e nonostante abbia già scritto qualche anno fa un approfondimento sulla sua filosofia ritengo comunque importante tornare sull’argomento, affrontando in modo particolare il discorso relativo allo gnosticismo che esso descrive. Berserk, l’opera magna dell’ormai compianto Kentaro Miura, è un ricettacolo di infinite suggestioni, un caleidoscopio di tutti quelli che furono gli interessi, le passioni e, in ultima analisi, la vita stessa del suo autore. Suggestioni storiche, conoscenze mistiche e religiose si sono fuse dando vita a un immaginario dark fantasy che è stato amato e apprezzato dai lettori di tutto il mondo. A trainare il successo del manga, oltre alla raffinatezza della scrittura, è sicuramente lo stile manieristico e virtuoso del tratto del maestro Miura che, durante la serializzazione (durata oltre trent’anni e ancora in divenire grazie ai suoi allievi e assistenti), ha regalato alcune delle tavole e delle scene più iconiche del fumetto giapponese.

Non si può negare che Berserk sia, a tutti gli effetti, un figlio spirituale di Devilman: pur con le dovute e chiare differenze, le similitudini tra le due opere sono molteplici. Miura trae sicuramente spunto dalla relazione tra Akira e Ryo per costruire il rapporto di “amicizia conflittuale” (mi si perdoni la semplificazione) tra Gatsu e Grifis; ed è proprio attorno a questi due personaggi chiave che si sviluppa l’intera vicenda. Anche dal punto di vista estetico e concettuale, i due protagonisti di Miura ricalcano fedelmente quelli di Nagai: Grifis, come Ryo, è ammantato di luce e dotato di un aspetto angelico, mentre Gatsu, come Akira, è oscuro, brutale e tormentato.

berserk kentaro miura
Berserk – Miura Kentaro

Tuttavia, Berserk si ispira soprattutto allo gnosticismo per costruire l’intera struttura cosmologica che caratterizza il suo mondo. Al vertice di questa cosmologia troviamo il Dio creato dagli uomini, l’Idea del Male che, similmente al Demiurgo, tiene le fila del mondo materiale, domina il destino degli uomini e guida la Mano di Dio. Quest’ultima, composta da cinque membri, richiama abbastanza fedelmente il ruolo degli Arconti nella tradizione gnostica: come gli Arconti, infatti, la Mano di Dio sfrutta le emozioni negative e i desideri egoistici degli uomini per allontanarli dalla verità, trasformandoli in Apostoli, cioè semidemoni fedeli alla demiurgica Idea del Male. Le similitudini proseguono anche con la Santa Sede, che appare come una sorta di estremizzazione parodica della Chiesa cattolica: un’istituzione che persegue con fanatismo un ideale quasi cataro di divisione assoluta tra Bene e Male, pur venerando un Dio che non è reale, ma solo un concetto teologico infondato.

Anche l’aspetto iniziatico riveste un ruolo rilevante nella narrazione: solo coloro che possiedono la conoscenza empirica e ontologica necessaria sulla verità sono in grado di controllare le forze che si trovano al di là del piano materiale. La strega Schierke e la sua maestra, Flora, illustrano i diversi piani di esistenza che coesistono nel mondo di Berserk: questi sono stratificati e, più si scende in profondità, più diventa difficile accedervi. Oltre al piano materiale, cioè il livello della realtà in cui vivono gli esseri umani, esistono altri due piani: il Mondo Astrale, suddiviso a sua volta in Interstizio, Dominio Divino e Abisso, e infine il Mondo delle Idee, il luogo più inaccessibile e lontano, dove dimora la stessa Idea del Male.

berserk illustrazione manga
Berserk – Miura Kentaro

Il fatto che l’ultimo strato ontologico si chiami Mondo delle Idee è chiaramente un riferimento all’omonimo concetto del filosofo greco Platone. Tuttavia, mentre per Platone le Idee rappresentano gli archetipi e gli idealtipi a cui il mondo materiale si ispira per la creazione della realtà, Miura ne capovolge la concezione: come ammette la stessa Idea del Male, le entità che abitano questo luogo sono generate dal piano materiale, nate dagli ideali e dai sogni degli uomini e degli altri esseri viventi.

Un altro substrato significativo è quello del Dominio Divino, situato al centro del Mondo Astrale. Nella cosmologia di Berserk, in questo livello coesisterebbero demoni, angeli e i Quattro Re del Mondo: entità neutrali legate ai quattro elementi naturali, quali Fuoco, Acqua, Terra e Aria, che le streghe invocano per ottenere in concessione parte del loro potere elementale e poter così lanciare i propri incantesimi.

Alcune correnti gnostiche, inoltre, ritengono che il mondo materiale attraversi continui cicli di creazione e distruzione, ai quali partecipano tutti gli esseri viventi, costretti a reincarnarsi di ciclo in ciclo finché la loro anima, attraverso la gnosi, non riesce ad abbandonare il piano materiale. Sebbene questo aspetto non sia ancora del tutto chiarito in Berserk, sembra che lo stesso Miura abbia rappresentato dei cicli di “eterno ritorno” in cui situazioni, personaggi ed esiti, anche a distanza di secoli, si ripetono ciclicamente. Ma su questo, forse, avremo modo di tornare quando Berserk giungerà a conclusione.

Altri riferimenti culturali

“Se non fai parte di loro, allora sei Dio.”
(Serial Experiments Lain 9, Masami Eiri)

In appendice, mi sembra doveroso osservare da una prospettiva più ampia il lascito dello gnosticismo nella cultura pop. Anche in FullMetal Alchemist, l’opera più popolare di Hiromu Arakawa, si trovano numerosi riferimenti alle correnti gnostiche. Il Padre, antagonista principale della serie, è una sorta di Demiurgo che dà vita agli homunculus, esseri simili agli Arconti gnostici, ciascuno dei quali prende il nome da uno dei sette peccati capitali.

Compare inoltre un Dio reale, nascosto dietro il velo della gnosi, chiamato la Verità: una misteriosa entità divina che, pur apparendo raramente, ricopre un ruolo cruciale nella storia. È al tempo stesso Dio, il mondo, l’universo: è il tutto e l’uno, la totalità e l’individuo. Governa le leggi dell’alchimia ed è lui a sottrarre a Edward il braccio e la gamba, e ad Alphonse l’intero corpo, a seguito del fallito tentativo di trasmutazione umana compiuto dai due fratelli.

FullMetal Alchemist la verità
FullMetal Alchemist – Arakawa Hiromu

Uno degli anime più celebri che esplora temi gnostici è Neon Genesis Evangelion, la famosissima opera di Hideaki Anno intrisa di simbolismi religiosi e filosofici. In essa spiccano numerosi elementi gnostici, reinterpretati e mescolati con altri riferimenti mistici, psicoanalitici e fantascientifici. Uno degli aspetti più interessanti è senza dubbio il Progetto per il Perfezionamento dell’Uomo, un’iniziativa della SEELE volta a realizzare una sorta di apocatastasi gnostica, ovvero il ritorno di tutte le anime umane a un’unica entità divina.

Attraverso il superamento delle barriere individuali e la fusione delle coscienze, si mira a porre fine al dolore causato dalla separazione e dalla solitudine esistenziale. Tuttavia in Evangelion questa visione viene messa radicalmente in discussione: il protagonista Shinji Ikari, comprendendo di aver perso la propria individualità, realizza che potrebbe annullarsi del tutto fino a perdere sé stesso. Per quanto riguarda la cosmologia della serie, si scopre che gli esseri senzienti discendono da due “semi della vita”: Lilith, progenitrice degli esseri umani, e Adam, origine degli Apostoli (o Angeli). Questi due esseri rappresentano la duplice creazione dell’uomo, in linea con la tradizione gnostica: una di origine spirituale e una materiale.

evangelion lilith
Evangelion – Anno Hideaki

Un altro anime particolarmente significativo, sebbene meno popolare di Evangelion, che affronta temi affini è Serial Experiments Lain, diretto da Ryūtarō Nakamura e scritto da Chiaki J. Konaka nel 1998. Lain riesce non solo a prevedere molti aspetti controversi e problematici del web, ben prima della sua diffusione capillare a livello globale, ma anche a trattare questioni profonde e filosofiche con rara sensibilità. Il dualismo gnostico e cartesiano tra materia e spirito è rappresentato in modo estremamente efficace attraverso la metafora degli avatar virtuali: proiezioni spirituali dell’individuo in una dimensione parallela.

Masami Eiri, creatore del Protocollo 7, è un personaggio che tenta di diventare Dio all’interno del Wired (il nome fittizio attribuito a Internet). È, a tutti gli effetti, una figura demiurgica: manipola la realtà, ma è solo un falso Dio, totalmente inadeguato a contenere, e quindi a plasmare, la verità. Lain, protagonista della serie, ottiene progressivamente accesso a verità nascoste sul mondo, sul Wired e su sé stessa. Queste conoscenze iniziatiche la allontanano dalla società e dai legami umani, ma le permettono di sviluppare una comprensione superiore della realtà. Proprio come nel percorso gnostico, la verità in Lain è esclusiva, iniziatica e incompatibile con la vita ordinaria.

Sebbene solo di sfuggita, ritengo doveroso parlare brevemente anche di Dark Souls, la celebre saga videoludica di FromSoftware diretta da Hidetaka Miyazaki. I fan della serie sapranno già quanto Berserk abbia rappresentato un’ispirazione fondamentale per la trilogia dark fantasy: è innegabile che molti degli elementi gnostici presenti nel manga siano confluiti in modo naturale anche nel videogioco. Tuttavia Dark Souls, soprattutto nel primo capitolo, presenta una sorprendente quantità di riferimenti alla tradizione gnostica.

Lord Gwyn, ad esempio, nel tentativo di prolungare l’era della luce attraverso il proprio sacrificio assume un ruolo simile a quello di un Demiurgo: mantiene un ordine corrotto, impedendo la transizione naturale verso il “vero” stato delle cose. Si autoproclama inoltre divinità, elevando sé stesso e la propria famiglia a un rango divino del tutto improprio rispetto alla realtà.

dark souls artwork
Dark Souls Design Works – Miyazaki Hidetaka

Anche gli altri dèi autoproclamati, come la Strega di Izalith, il Signore dei Morti Nito o Seath il Senzascaglie, non sono altro che entità finite, limitate e corrotte, nonostante siano associati (almeno sulla carta) alla positiva Era del Fuoco e della Luce.

Di contro, i Serpenti Primordiali che si muovono nell’Oscurità, tradizionalmente vista come il “male” nel fantasy classico di matrice tolkieniana, sono esseri dotati di una conoscenza iniziatica sulla cosmogonia del mondo. Essi ambiscono a un ritorno all’Età Oscura, che nel contesto di Dark Souls potrebbe invece corrispondere a una sorta di rinascita umanistica.

Il ruolo dell’Oscurità, dunque, è fortemente ambivalente: può essere letta come un tentativo di ritorno alla verità originaria, una verità che Gwyn ha deviato e occultato, vincolandosi al fuoco e prolungando un ordine ormai corrotto.

Una conclusione consapevole?

“Se le porte della percezione fossero purificate, ogni cosa apparirebbe all’uomo com’è: infinita. Poiché l’uomo ha chiuso se stesso, finché non riesce a vedere tutte le cose attraverso le strette fessure della sua caverna.”
(Il Matrimonio del Paradiso e dell’Inferno, William Blake)

Pensare che tutto questo fermento sia limitato al solo Giappone è sicuramente un errore: numerosissimi intellettuali occidentali hanno affrontato questi temi nel corso dei secoli, reinterpretandoli secondo la propria sensibilità e visione del mondo. Per completezza, in questo senso, va certamente citato William Blake, incisore e poeta inglese, che attraverso le sue opere a metà tra misticismo e cabala ha elaborato una cosmologia profondamente gnostica nella sua struttura.

Nel suo testo fondamentale, Il matrimonio del Paradiso e dell’Inferno, Blake descrive come dalla caduta di Albione (una divinità primordiale) e dalla sua successiva scissione sarebbero nati quattro Zoa, entità astratte legate a differenti sfere dell’esistenza: Urizen, che rappresenta la ragione; Luvah, l’amore; Tharmas, le sensazioni; e infine Los, che incarna l’immaginazione. Sarebbe proprio attraverso questi Zoa che avrebbe preso forma la realtà così come la conosciamo.

Anche avvicinandoci ai giorni nostri, è impossibile non notare gli stessi pattern narrativi in autori molto celebrati come Philip K. Dick, Philip Pullman o Harold Bloom. Le influenze della gnosi, tuttavia, non si limitano alla letteratura: film famosissimi come Matrix riprendono e approfondiscono diversi aspetti dello gnosticismo, come la figura demiurgica dell’Architetto o la dimensione iniziatica legata alla conoscenza della vera natura della realtà.

matrix reloaded architetto
Matrix Reloaded – Lana e Lilly Wachowski

La fascinazione esercitata dalle tematiche gnostiche è tangibile: molte delle opere più amate dell’industria culturale hanno attinto a piene mani da esse, facendo propri temi che ne hanno alimentato la diffusione e la popolarità. Il motivo di un tale successo non è semplice da delineare. È innegabile che il ribaltamento radicale delle aspettative nei confronti di ciò che riteniamo scontato susciti in noi sorpresa e stupore, catturando la nostra attenzione. Tuttavia non credo che questo, da solo, basti a spiegare il successo mediatico di una corrente filosofico-religiosa così lontana da noi sia nel tempo, sia nella mentalità.

Lo gnosticismo tardoantico ritorna, come abbiamo visto, non solo nelle pagine inchiostrate di Go Nagai e Kentaro Miura, ma anche in diverse culture e vari generi letterari: amiamo immaginarci in un universo governato da forze oscure, invisibili ma potenti, un’umanità intrappolata in una realtà frammentata e imperfetta, e la promessa di una liberazione che passa attraverso una conoscenza proibita e ambigua. Che si tratti del Demiurgo, di Yaldabaoth, di Dio stesso o dell’Idea del Male, il potere si mostra sempre come un volto duplice, ingannevole, mai pacificato, capace di affascinare e distruggere allo stesso tempo.

Serial Experiments Lain
Serial Experiments Lain – Ryūtarō Nakamura

In queste storie, il viaggio verso la consapevolezza è soprattutto un cammino frastagliato: una continua rottura e ricostruzione, in cui tutto viene messo costantemente in discussione: le certezze, i miti, l’essenza stessa di Dio. Probabilmente tutto questo è diventato un atto catartico necessario per riconquistare intellettivamente la nostra libertà. Forse è proprio questo il dono e il monito eterno dello gnosticismo: ricordarci che la consapevolezza non è mai un regalo, ma un percorso elitario, un cammino rischioso e solitario che richiede sforzo e volontà di affrontare l’ignoto.

Angelo Clementi Articoli
Ho sempre avuto la mania di recensire tutto quello che leggo o a cui gioco consigliando (o costringendo) tutti i miei amici e conoscenti ad avvicinarsi a quella determinata opera.

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