Mafia: Terra Madre, dipingere la Sicilia in un videogame (Xbox Series X)

mafia terra madre recensione

Voto:

Giocare a Mafia: Terra Madre per un italiano ha un retrogusto antropologico, quasi documentaristico. Tornare alle radici rispetto alle forme tipizzate da Hollywood nel corso degli anni deve necessariamente passare per raccontare una storia del nostro sud, e il cocente sole siciliano che ammanta ambienti, personaggi e situazioni di questo capitolo lo fa così bene da convincerci pienamente di essere ragazzi desiderosi di cambiare vita, magari dall’altra parte dell’oceano. Una produzione lineare e compatta, che per un prezzo “budget” sacrifica ore e qualità di contenuto giocante per consegnarci uno spaccato della vita in Sicilia nei primi del ‘900, dove se si è sfortunati alla nascita si fa quello che si può per tirare avanti, sotto l’ombra torreggiante del Mongibello.

Una vita migliore

mafia terra madre don torrisi

Alle pendici dell’occhio ribollente del vulcano si snodano le vicende di Enzo Favara, venduto da bambino a una miniera di zolfo per ripagare i debiti del padre. Un Rosso Malpelo digitale che tuttavia non condivide la sorte del protagonista verghiano, bensì a seguito di una rottura dell’equilibrio narrativo riesce a fuggire per cadere nelle braccia della famiglia Torrisi, determinato a tutto per sopravvivere e soprattutto sentirsi parte di qualcosa che lo valorizzi, giusto o sbagliato che sia. Accolto nell’enorme tenuta di questa “cosa nostra”, Enzo si sente utile, forse umano per la prima volta, e guadagnerà fiducia a sufficienza da scalare con una certa rapidità i ranghi della gerarchia. Ma nasconde dentro di sé un segreto che potrebbe mettere a repentaglio la sua nuova vita.

Un doppiofondo narrativo che serpeggia lungo tutto l’arco della produzione dona emotività e spessore a quella che altrimenti sarebbe stata una storia di mafia come tante: si parte dal pulire la stalla e svolgere operazioni di manutenzione, chiedere “piccioli” per la protezione della famiglia ad onesti commercianti, fino a compiti vitali per le sorti dei Torrisi. A rappresentare il fulcro narrativo dell’avventura sono, senza spoiler, le vere ragioni per cui Enzo è determinato a guadagnare la totale fiducia del Don; forse la vicenda narrata con più cuore dai tempi del primo Mafia.

Le numerose cutscenes di Terra Madre riescono nel compito di calare nei panni del picciotto senza esperienza il giocatore, che almeno nelle prime ore tocca pochissimo il pad. Le sezioni di gameplay aumenteranno progressivamente ma rivestiranno, vuoi per il tempo, vuoi per la qualità, sempre un’importanza minore rispetto alla storia. Essendo un’opera essenzialmente narrativa d’altronde non le si poteva chiedere altro, seppur con qualche appunto.

Piccioli, proiettili, panorami

mafia terra madre combat

Il gameplay di Mafia Terra madre è un cavallo che deve regolare il passo, se vuole stare alla pari delle automobili che cominciavano a circolare presso le famiglie abbienti della Sicilia di inizio ‘900. Qualche volta ci riesce, qualche volta la scollatura tra il narrato e il giocato si fa più pesante. Nelle sue sezioni action e stealth si discosta raramente della mediocrità, e Mafia è stato così da sempre, ma forse nel 2025 ci si aspettava quel filino di più rappresentato non tanto dal design lineare degli scontri e dei livelli, quanto dall’intelligenza artificiale. Deficitari quando parlano le bocche da fuoco, banali quando ci si muove di soppiatto, i nemici di questo capitolo si muoveranno con semplicissimi pattern, rendendo di fatto il giocato una corsa verso la prossima scena di intermezzo per scoprire di più sull’appassionante storia.

Eppure si può passare sopra a quella che chiaramente non è l’anima della produzione, e queste incongruenze qualitative adombrano in minima parte l’eccellenza delle altre componenti. Mi sento di essere più critico solo su quella che è la peculiarità del sistema di gioco: i duelli con il coltello. Sulla carta una buona idea di “boss fight”, queste sezioni altamente cinematografiche finiscono per essere ripetitive dopo la seconda volta. Un altro sacrificio di gameplay in favore della soluzione scenica. Dal punto di vista della libertà lasciata al giocatore e dalla progressione, in questo capitolo ci si muove essenzialmente nei ritagli tra una missione e l’altra per acquistare strumenti di offesa e per esplorare l’open map.

Il fatto che l’esplorazione non faccia nulla all’infuori dello scovare collezionabili per invogliare il giocatore a girare è per me un plus di straordinaria importanza. Dove alcuni potrebbero avvertire sensazione di vuoto, altri potrebbero godere della quiete necessaria per ammirare gli scorci di una bellezza semplicemente straripante per accuratezza e atmosfera della regione di San Celeste. Alzare la polvere con gli zoccoli al galoppo con lo sfondo dell’Etna, quasi percepire gli odori girando per il mercato del paese, vedere agricoltori che al tramonto tornano dal prezioso vigneto… questi momenti sono l’architrave magica del titolo, dove si scorge chiaramente l’amore profuso nello sviluppo dell’opera. Senza contare che il gioco è interamente doppiato in siciliano, un’operazione davvero lodevole che contribuisce ad acuire la sensazione di immedesimazione.

mafia terra madre villa

Ho giocato a Mafia: Terra Madre per circa 14 ore, raccogliendo collezionabili e soprattutto i grani di rosario, che sbloccano abilità passive utili nelle sezioni di gameplay. Tecnicamente il gioco è magistrale nel tratteggiare la Sicilia di inizio secolo scorso, anche se, data la natura essenzialmente narrativa del titolo, si poteva fare di più per alcune espressioni facciali durante i dialoghi. Per il resto solo qualche vistoso fenomeno di pop-up perdonabile su Xbox Series X.

Dopo l’impianto ripetitivo e stucchevole del terzo capitolo, Hangar 13 e 2K Games tornano alle origini del cuore pulsante di Mafia. Un impianto di gameplay consolidato che, seppur a tratti vetusto, fa il paio con una storia di mafia narrata ottimamente e con qualche spunto originale, il tutto incorniciato da un’atmosfera ricreata alla perfezione e con evidentemente un gran lavoro di ricerca alle spalle. La storia di Enzo Favara è quella di un vinto, che prova a disfarsi della poetica di Verga amando con tutto sé stesso. È forse questo che serve, nonostante tutto, per divenire vincitori?

Un ringraziamento speciale a Cidiverte e 2K

Boligno Articoli
Videogiocatore da che ho memoria e lettore accanito, ritengo il videogioco una delle massime espressioni di arte al pari della letteratura e della poesia, altra mia grande passione. Divoro tutto il divorabile, con una predilezione per i giochi di ruolo e gli sparatutto.

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