
Io Superman l’ho sempre trovato noioso. Insomma, cosa c’è di interessante in un supereroe che può fare praticamente tutto alla stregua di una divinità? E averlo ammantato di simbologia cristiana nella precedente versione cinematografica non ha fatto che esacerbare questo mio pensiero. Sono certo che in quasi 90 anni di storia non siano mancati fumetti capaci di rendere Superman più complesso, pieno di conflitti e contraddizioni, ma capirete che non provando attrazione per il concept di base non mi sono mai avvicinato alla loro lettura, preferendo invece i “supereroi con superproblemi” della Marvel. Al più ho preso in simpatia la versione storica di Christopher Reeve, essendomici imbattuto qualche volta da bambino.
Premesso quindi che sono un conoscitore medio del personaggio, il primo teaser trailer di questo Superman firmato da James Gunn invece mi ha fatto scattare qualcosa, avendolo mostrato sin da subito in difficoltà, addirittura sanguinante. Per me questo è stato un forte segnale di cambiamento, una dichiarazione d’intenti sul volerlo riportare a un livello più terreno, e questo assieme ad altri dettagli come la fotografia più luminosa e una generale atmosfera positiva (in contrasto con l’oscurità spesso forzata che ha contraddistinto finora i film DC) ha senz’altro acceso la mia curiosità.
Nonostante abbia amato il lavoro del regista con i Guardiani della Galassia, The Suicide Squad e andando più indietro anche Super, ero comunque piuttosto tiepido nei confronti del progetto. In parte perché Gunn si è dimostrato molto bravo a gestire personaggi bizzarri, tremendamente sopra le righe, mentre Superman in quanto “supereroe standard” poteva non essere esattamente nelle sue corde, e in parte perché dopo aver visto già fallire un universo cinematografico ero convinto che per la DC sarebbe stato meglio concentrarsi su film standalone come Joker e The Batman, anziché riprovarci daccapo. Dopo la visione posso dire che Superman continua a non essere uno dei miei supereroi preferiti, ma ora per la prima volta in vita mia sono invogliato a recuperarne qualche fumetto, e l’idea del nuovo DC Universe non mi sembra più così fuori luogo.
Al pari di quanto fatto da Matt Reeves con il suo Batman, Gunn salta a piè pari le origini ormai arcinote di Superman iniziando il racconto in medias res, preceduto solo da poche righe di contesto. Metropolis è sotto attacco da parte di un potente villain che si fa chiamare “Martello di Boravia“, inviato apparentemente proprio dallo Stato che gli dà il nome, in rappresaglia per l’interferenza causata da Superman nell’invasione del vicino Jarhanpur.
Apprendiamo così che nel mondo è ben nota l’esistenza di metaumani dalle abilità straordinarie, ma che azioni come quelle compiute dal nostro eroe per impedire una strage, benché mosse dalle più nobili intenzioni, rappresentano un serio problema geopolitico: essendo americano agisce in nome degli Stati Uniti? Che diritto ha di intervenire in un Paese straniero senza neanche consultare il presidente del proprio? Queste e altre questioni vengono ottimamente sbattute in faccia a Clark da Lois Lane (la talentuosa Rachel Brosnahan, già amata in The Marvelous Mrs. Maisel), che pur essendo la sua compagna è anche una giornalista tutta d’un pezzo.
Se Superman è un po’ una scheggia impazzita in questo senso, il film ci mostra come dall’altro lato esistano anche dei supereroi “istituzionali” attraverso la proto-Justice League formata dalla Lanterna Verde Guy Gardner, la guerriera Hawkgirl e il supertecnologico Mr. Terrific. La loro presenza è utile nell’evidenziare come Superman sia mosso dalla profonda volontà di salvare chiunque, che si tratti di persone, animali o robot senzienti, mentre per gli altri è solo lavoro: eliminare una minaccia dalla città equivale a timbrare il cartellino e portato a termine il loro compito non si curano minimamente delle conseguenze.
In tutto ciò quell’affabile mascellone di David Corenswet veste i panni di un Superman che è più “man” che “super”. Nonostante le sue origini aliene si sente un umano a tutti gli effetti, e in quanto tale sa di essere fallibile, guidato a volte più dalle emozioni che dalla razionalità. Allo stesso tempo le sue capacità sovrumane lo fanno sentire in dovere di proteggere la sua casa, ovvero il pianeta Terra con ogni suo abitante. È una versione del supereroe DC intrinsecamente buona fino ad essere naif, a volte sciocca, capace di suscitare tanto speranza e buoni sentimenti in alcuni quanto un odio viscerale in altri. Che poi ironicamente è la stessa reazione che ha avuto il pubblico del film.
Il suo hater numero uno non poteva che essere Lex Luthor (un Nicholas Hoult perfettamente in parte), ossessionato dall’esistenza di questo alieno potentissimo che rappresenta una minaccia più per il suo fragile ego che per l’umanità, come vorrebbe far credere a tutti. A mettere in pericolo la vita sul pianeta invece è proprio lui, che al contrario di Superman si sente di gran lunga superiore a un normale essere umano e vuole dimostrarlo abbattendo ad ogni costo quello che vede come il suo massimo rivale.
Attraverso questo variopinto mosaico di personaggi ed elementi di lore, James Gunn ha voluto chiaramente gettare le basi del nuovo DC Universe guidato da lui e Peter Safran, facendo capire al pubblico che Superman è solo un tassello all’interno di un quadro molto più grande. E ci riesce bene, così bene che ad affascinare davvero del film alla fine non è tanto il suo protagonista, quanto tutto ciò che lo circonda.
La coperta era evidentemente troppo corta per tutti i compiti che gravavano su questo primo capitolo (cinematografico, preceduto in realtà dalla serie animata Creature Commandos) del rinnovato universo DC, e se da un lato il Superman di Corenswet fatica ancora a far breccia nei cuori del pubblico quanto quello di Henry Cavill, dall’altro è un mezzo miracolo che si stia mettendo finalmente in piedi un progetto convincente, questa volta in grado davvero di competere con quello della Marvel, che intanto ha perso colpi. Non so voi, ma io ora sono genuinamente interessato a vedere come si espanderà questo universo e come andranno a interagire i protagonisti dei vari film.
Come volevasi dimostrare, Gunn comunque dà il meglio di sé con i personaggi più strambi, ovvero quelli della “Justice Gang“, che tra l’altro non creano confusione come temevo ma sono ben integrati nella trama, confermando ulteriormente la bravura del regista nel gestire racconti così affollati. Ne approfitto per spezzare una lancia a favore del tanto criticato (a priori) Guy Gardner, che si è rivelato la Lanterna Verde perfetta per questa storia: è proprio il prototipo del poliziotto ridicolo e arrogante, che però in fondo ci tiene a fare la cosa giusta. Persino il cane Krypto, che per la maggior parte del tempo sembra giusto un capriccio del regista (è letteralmente il suo cane Ozu), in realtà ha una sua funzione precisa.
Gunn inoltre è stato abile nel calare il suo Superman nel contesto contemporaneo, tra uso dei social, manipolazione dell’opinione pubblica, una xenofobia dilagante e soprattutto l’attuale situazione geopolitica. I riferimenti sono inequivocabili, ma reinterpretati quanto basta per adeguarsi alla dimensione del cinecomic e chiedersi come si comporterebbero eroi e villain in tali situazioni, senza la pretesa di farne un manifesto politico. D’altronde parliamo pur sempre di un film dove il protagonista indossa le mutande sopra la calzamaglia, e infatti non manca anche la caratteristica ironia di Gunn, che poi soggettivamente può piacere o meno ma non è assolutamente paragonabile a baracconate come gli ultimi Thor.
Un messaggio particolarmente a fuoco nel film è quello della gentilezza verso il prossimo che, in un mondo sempre più polarizzato, sembra essere diventata un vero superpotere (o “il vero punk-rock” per dirlo con le parole di Clark). Peccato solo che molti spettatori l’abbiano completamente ignorato, riversandosi da ogni fronte tonnellate di bile sui social, come se far prevalere la propria opinione su quella degli altri fosse una questione di vita o di morte.
Alla fine parliamoci chiaro, questo Superman non è né un capolavoro né un inguardabile abominio, ma un film che fa quello che deve, intrattenendo, divertendo e gettando le basi per un nuovo ambizioso progetto, senza comunque farsi mancare della sostanza. Inoltre vanta una regia di tutto rispetto e dallo stile riconoscibile, che regala in particolare alcune scene d’azione spettacolari, nonostante gli effetti visivi non riescano sempre a stare al passo.
Non è un film perfetto, così come non lo è il suo protagonista. Parla col cuore in mano e basta, vuole solo essere un buon film come Clark vuole solo essere una brava persona e fare la cosa giusta. A seconda dei punti di vista non è detto per tutti che ci riesca, ma in fondo il bello sta anche lì. Quando non avvelenati dagli insulti, gli scambi di opinioni e le discussioni che ha portato (e continua a portare) sono il sintomo che ha smosso qualcosa nelle persone, delle emozioni vere. James Gunn ha fatto certamente film migliori, ma anche il suo lavoro meno riuscito dà una pista a gran parte dei cinecomic degli ultimi dieci anni.







Commenta per primo
Questo sito è protetto da reCAPTCHA e si applicano le Norme sulla Privacy e i Termini di Servizio di Google.