Jurassic World – La Rinascita, un ibrido tra blockbuster e B-movie

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Voto:

Aveva realmente bisogno di una “Rinascita” una delle saghe più remunerative dell’ultimo decennio? Visti gli incassi, appunto, la risposta sembrerebbe proprio essere un no, ma a livello qualitativo, dopo gli ultimi tre film men che mediocri (per essere gentili) la risposta è decisamente un SÌ. Quindi cosa si fa? Si richiama David Koepp, lo sceneggiatore dei primi due storici capitoli diretti da Spielberg, e si mette dietro la macchina da presa un qualsiasi regista che non sia Colin Trevorrow, anzi, si chiama uno come Gareth Edwards che ha già dimostrato di saperci fare con creature delle più svariate dimensioni. Jurassic World – La Rinascita nasce quindi sotto i migliori auspici e, bisogna dirlo subito, si conferma come miglior pellicola sui dinosauri di almeno gli ultimi 10 anni (non che fosse così difficile).

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Con questo settimo film giurassico si decide di tornare alle atmosfere dei primissimi capitoli, portando una storia piccola, una classica avventura ambientata su un’isola, che si trasformerà puntualmente in una lotta per la sopravvivenza. Per quanto non sia assolutamente nulla di nuovo, è di certo meno dannoso che cercare di fare le cose troppo in grande. L’unica cosa di grande che fa la sceneggiatura di Koepp è quella di cancellare con un colpo di spugna i 3 capitoli precedenti, addirittura nei titoli di testa, con una delle spiegazioni scientifiche più plausibili di tutta la saga: ricordate i dinosauri che erano ormai liberi di vivere e vagare per il mondo intero? Ebbene, la Terra di oggi non è come quella di 60 milioni di anni fa, quindi per una serie di ovvi fattori molti di loro sono morti (ma sì, ormai si sono estinti una volta, la seconda non sarà più dolorosa) e gli esemplari sopravvissuti ora vivono in una specifica regione del globo, dove le condizioni sono più consone alla loro esistenza. Pazzesco, vero? Chi l’avrebbe mai detto?

Fatta questa premessa, la storia è tra le più semplici: una casa farmaceutica ha bisogno del sangue dei tre dinosauri viventi più grandi per poter trovare una cura alle malattie cardiache, e decide di mandare un manipolo di temerari in quella che è a tutti gli effetti una zona proibita a fare il lavoro sporco; a loro si unirà poi la solita famigliola finita lì per caso. Se il motivo per cui hanno bisogno del sangue degli esemplari più grandi è, grossomodo, fisiologicamente corretto, non si capisce perché abbiano bisogno proprio di tre esemplari e precisamente di terra, d’aria e d’acqua (non ne bastava uno?).

La soluzione a questo enigma però trova facile risposta nella volontà di creare un vero e proprio schema a tappe, con dinosauri e ibridi nel mezzo ad aumentare il tasso di pericolosità; una sorta di videogame non interattivo che prende forma sostanzialmente nel secondo e nel terzo atto della pellicola. Immagino che questa struttura possa risultare parecchio antipatica per molti spettatori, ma per il tipo di film che è Jurassic World – La Rinascita personalmente mi va più che bene.

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Nel cast troviamo nomi noti come Scarlett Johansson e Mahershala Ali, seguiti da Jonathan Bailey, Rupert Friend e Ed Skrein: un insieme di volti ben assortiti e con discrete interazioni, che riescono a dare un minimo di caratterizzazione a dei personaggi che pronunciano dialoghi mai troppo entusiasmanti e scritti in maniera pigra e superficiale. Ciò che si riesce a cogliere con chiarezza è chi è buono, chi non è buonissimo ma in fondo è buono, chi è una carogna, chi è inutile, chi verrà fatto fuori prima e chi verrà fatto fuori male.

So che quanto scritto finora potrebbe far presagire qualcosa di disastroso, ma… no, per fortuna non lo è affatto. Il film di Gareth Edwards riesce a riportare avventura e bei momenti di tensione nella saga, oltre a sequenze mozzafiato come quella del T-Rex nel fiume (non realizzata da Spielberg nel 1992 per ovvi motivi logistici) che si inseriscono di diritto nella top 5 dell’intero franchise, merito anche di effetti visivi quasi impeccabili.

Non sarà uno dei migliori film del regista, probabilmente anche a causa di una sceneggiatura non eccelsa, ma senz’altro è l’ennesima prova che Edwards sa perfettamente dove mettere e come usare la macchina da presa in determinati contesti. Per quanto riguarda le musiche, ovviamente il grosso è fatto dagli immortali temi di John Williams, ma anche i nuovi brani e i riarrangiamenti di Alexandre Desplat (un professionista dal curriculum di tutto rispetto) assolvono al loro compito egregiamente, riuscendo in alcuni momenti anche a suscitare quelle emozioni che da molto tempo mancavano nella saga.

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Jurassic World – La Rinascita è un grande omaggio al cinema d’avventura old-school, tra palesi riferimenti a Lo Squalo e un design del D-Rex che pesca a piene mani dallo xenomorfo di Alien e dal Rancor di Star Wars (e non sono le uniche citazioni). Il film non vuole inventare e portare niente di nuovo, anzi, forse qualcuno ai piani alti avrà capito che se le novità devono consistere in dinosauri ibridati con le seppie, bambine clone e locuste giganti, allora tanto meglio tornare alla cara vecchia avventura senza fronzoli e senza pretese.

Questo settimo, giurassico capitolo è un grosso giocattolone, cosciente e fiero di essere un B-movie da 180 milioni di dollari, probabilmente consapevole anche dei suoi molti difetti, ma che con le sue 2 ore non annoia mai. Sicuramente non la ventata d’aria più fresca che si potesse avere, ma lo è quel tanto che basta per soddisfare i fan della saga.

Il Tac non è un critico cinematografico o uno studioso di cinema, ma semplicemente un cinefilo, seriofilo e all'occorrenza fumettofilo, a cui piacere mettere il becco su tutto quello che gli capita sotto mano... o sotto zampa.

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