Samuel Stern 10 – L’altro inferno

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Voto:

Prima di poter parlare di questo nuovo albo di Samuel Stern ammetto di aver sentito il bisogno di rileggerlo, in modo da non esprimere un giudizio frettoloso o viziato da mie eventuali condizioni personali, e in seguito alla rilettura sono giunta alla conclusione che per me L’altro inferno non è Samuel Stern 10.

Mi spiego meglio, anche perché stanno fioccando ovunque pareri contrastanti e non ho intenzione di creare ulteriore confusione: presa singolarmente, avulsa da qualsiasi contesto, la storia qui ideata da Massimiliano Filadoro è interessante e valida, ma vista all’interno dell’universo di Samuel Stern non credo funzioni al suo meglio. Questo accade perché il protagonista non conta molto e potrebbe essere chiunque, dal momento che i riflettori sono tutti puntati sulla trama anziché sul Rosso.

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L’episodio si apre con Samuel che riceve uno strano biglietto, un indovinello scritto sulla pagina di un romanzo che non dovrebbe esistere, poiché ritenuto solo un mito fino a poco tempo prima: L’altro inferno. Eccessivamente incuriosito dalla storia del libro e ancor di più dal messaggio ricevuto, Samuel fa di tutto per trovare la copia da cui è stato strappata la pagina cacciandosi inevitabilmente in un’altra delle sue avventure. Un espediente interessante e relativamente fresco nei fumetti.

Questa volta i comprimari Padre Duncan e Penny vengono lasciati da parte, e non sarebbe neanche un gran problema se non venisse dato loro il minimo dello spazio, giusto per mostrarli preoccupati nei confronti dell’assenza di Samuel, un’apprensione che però sfocia in un nulla di fatto, confinata ad un paio di vignette didascaliche e totalmente ininfluenti ai fini della narrazione. È abbastanza scontato che ci si preoccupi per gli amici, quindi mostrarlo così senza uno scopo l’ho trovato superfluo.

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Un’altra cosa che pesa, come già accennato inizialmente, è che non sia la storia a servire il protagonista, ma il contrario. In tutta la trama non si percepisce alcun approfondimento psicologico di Samuel e tanto meno si assiste ad una qualche evoluzione; al contrario di altri episodi come Valery, in questo caso nei personaggi non avviene alcuna crescita che permetta di raggiungere una sorta di conclusione o morale. La sensazione è che purtroppo L’altro inferno sia un bel racconto esclusivamente fine a sé stesso.

Con piacere, invece, ho notato che gli Appunti dal Derryleng si sono evoluti, passando dal font calligrafico precedente ad uno in stile macchina da scrivere. In questo modo la parte introduttiva risulta decisamente più leggibile ed invoglia maggiormente a soffermarcisi prima di procedere con la storia.

Una nota relativamente dolente sono i disegni, che per quanto non mediocri a mio giudizio sono inadatti al caso: sembrano veloci e abbozzati, rappresentano un mondo quasi edulcorato dalle linee massicce e dai tratti semplici. Un dettaglio simpatico da notare è che tutti i personaggi nella stragrande maggioranza delle vignette hanno il naso ombreggiato, espediente che di solito nel mondo fumettistico tende a simboleggiare uno stato di ubriachezza, quindi è stato divertente immaginare tutti personaggi agire all’interno della storia annebbiati dai fumi dell’alcool.

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Considerando che L’altro inferno costituisce la decima uscita di Samuel Stern, vuol dire che ormai il pubblico ha avuto modo di conoscere il fumetto creato da Bugs Comics per la bellezza di dieci mesi, eppure personalmente sento la mancanza di un approfondimento ben definito dei personaggi: il cambio di volta in volta di sceneggiatore, ma anche di disegnatore, mi rende sempre più difficile inquadrare il protagonista, capire se il suo carattere altalenante sia intenzionale o il frutto involontario della partecipazione di diversi sceneggiatori.

Insomma, giunti a questo punto non sarebbe male poter dire: “Samuel Stern è fatto così e agisce in un mondo cosà”. Più vado avanti e più racconti come questo, che funzionano bene singolarmente ma non all’interno del quadro generale, mi danno la sensazione che manchino basi davvero solide. Spero di ricredermi nei prossimi mesi.

Un ringraziamento speciale a Bugs Comics

Nina-chan
Nina-chan Articoli
Dolce, carina, coccolosa, sadica, affascinata dall'horror e dal creepy... insomma, gli opposti convivono in me. "Mani in pasta" ovunque con collaborazioni tra sceneggiature, recensioni, gestione di disegnatori ed autori, sono loro il mio mondo. Datemi libri, non fiori.

2 Commenti

  1. Samuel Stern poteva essere un bel personaggio. Una novità. Purtroppo, a mio avviso, le basi narrative mancano dal volume 1, motivo per cui ho abbandonato dopo 5 volumi. Leggere è stato frustrante. Ho abbandonato con sommo dispiacere. Spero che il team di lavoro investa in sceneggiatori. Il materiale e le idee frizzanti non mancano ma bisogna saperle mettere su carta soprattutto perché i lettori sono esigenti per quanto riguarda la coerenza e amano identificarsi col personaggio principale, cosa che in questo fumetto difficilmente avviene. Speriamo per il futuro. È una casa editrice che ha dimostrato carattere

    • Noi rimaniamo molto fiduciosi in Samuel Stern: è un fumetto che per ora ha mostrato molti alti e bassi e sinceramente, per gusto personalissimo, non adoro questo cambiamento forsennato da numero a numero sia di sceneggiatore che di disegnatore, ma almeno un annetto per poterlo giudicare nella sua “quasi completezza” credo sia quanto meno necessario quanto dovuto.

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