Bruno Tosatti – Talib, o la curiosità

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Voto:

Ricordate Le mille e una notte? Ebbene, per Talib, o la curiosità l’autore Bruno Tosatti si è servito di un espediente simile ideando Le sette sere di Babilonia: sette storie nate dal lungo racconto orale di un anonimo durante le sette sere precedenti al matrimonio della principessa di Babilonia, di cui questo libro rappresenta solo una trascrizione parziale. Questa illusione, davvero vicina a quella de Le mille e una notte, permette al lettore di calarsi fin dalle prime righe in un contesto dal sapore più “orientale” e antico.

C’è da specificare (come spiegato nella breve ma importantissima prefazione) che la storia di Talib è la quarta all’interno di quella che dovrebbe essere l’opera integrale, quindi inizialmente potreste pensare di esservi persi qualcosa. Il motivo per cui la troviamo pubblicata per prima è perché l’intera opera è stata concepita con una struttura ricorrente e ciclica (definita “a spirale“): l’arco temporale in cui si svolgono i vari racconti tende a coincidere e proprio per questo vari eventi possono essere ripetuti da diversi punti di vista o possiamo rincontrare personaggi lasciati in sospeso senza apparente motivo. In tal senso, Talib fra le varie storie è quella in cui gli avvenimenti si susseguono nel miglior modo possibile per introdurre ed incuriosire nei confronti di un’opera più grande.

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Già dal primo capitolo la lettura si presenta molto scorrevole, non solo per il modo in cui è scritto il libro, ma anche per la suddivisione in tanti piccoli capitoli, ognuno caratterizzato da un sottotitolo che introduce ciò che andremo a leggere (ricordando un po’ le suddivisioni in scene per le opere teatrali). Il salto da un capitolo all’altro indica un netto cambio di situazione, ambientazione o protagonista, quindi bisogna rimanere concentrati: Talib, o la curiosità non è una lettura da affrontare distrattamente, perché così facendo si rischia di saltare dei passaggi più o meno importanti che potrebbero essere citati più in là.

Bruno Tosatti non solo crea un insieme di parole che si intrecciano fra di loro in modo importante o marginale, ma fornisce anche pieno spessore ai personaggi e al mondo in cui interagiscono arrivando a creare un universo simile al nostro, ma con una fisica e delle divinità tutte sue.

Quest’opera mi ha provocato dei sentimenti contrastanti: anche se la lettura è molto agevole, le informazioni, luoghi e personaggi sono talmente tanti che interrompere la lettura anche solo per un giorno crea un disorientamento momentaneo (sebbene sia abbastanza facile riprendere il filo del discorso). Sicuramente Talib, o la curiosità non è un racconto da leggere “a tappe” e d’altronde i capitoli costituiti da poche pagine invogliano a leggerne sempre un altro prima di chiudere il libro, arrivando non si sa come a terminare la lettura prima del previsto.

Nonostante inizialmente mi sentissi spiazzata dai tanti punti di vista da seguire, ho tenuto duro proprio in fede di quanto detto nella prefazione, ovvero che probabilmente certi personaggi non avrebbero trovato una risoluzione in questo libro, ma magari in uno dei prossimi, e la pazienza ha decisamente ripagato perché alla fine non ci si innamora esattamente di questo o quel protagonista, ma della voglia di ascoltare storie, di vedere come si intrecciano le azioni ed i vissuti. La “curiosità” emblema di questo volume viene certamente ben rappresentata.

Thomas Bowman Garvie - By the Waters of Babylon (1887)
Thomas Bowman Garvie – By the Waters of Babylon (1887)

Anche se il libro porta il nome di Talib ed il giovane lucidatore di pomelli è la persona a cui sono dedicate più pagine, lui non è il vero protagonista dell’opera, bensì la scintilla che dà inizio al racconto, importante quanto ogni altro personaggio che apparirà, dal monaco Nizar ai frugoli. Ognuno è autonomo e segue il suo personale desiderio, senza mai discostarsi da esso, che sia trovare la melodia perfetta, parlare con gli dèi o trovare un diamante grande quanto la testa di un toro da dare in regalo alla principessa di Babilonia per sposarla, ed è disposto anche a compiere le cose più improbabili per realizzarlo.

Ciò che ho davvero adorato del volume è il modo in cui è scritto: formalmente lo trovo ben fatto, senza inutili ripetizioni e perifrasi che appesantiscano il racconto, anzi, ogni sforzo dell’autore è volto a rappresentare in maniera chiara quello che vivono i personaggi, narrando ogni volta i loro pensieri ed il contesto in cui agiscono. Uno dei fattori che rende la lettura accessibile a tutti è che il lessico non è ricercato e neanche aulico: per scrivere bene non c’è bisogno di paroloni e Tosatti lo sa bene, adeguando comunque la sua scrittura ad ognuno dei personaggi, ma senza mai perdere il suo stile. Per esempio l’erudito è differente dal mercante nel modo di esprimersi e questo evidenzia una grande cura dei dettagli.

Hanging Gardens of Babylon by ertacaltinoz on DeviantArt
Hanging Gardens of Babylon by ertacaltinoz (DeviantArt)

Un altro punto a favore del libro è il suo essere in grado di coinvolgere e far ridere, grazie ad un senso dell’umorismo diretto ed innocente come quello dei bambini. Oltre alle risate poi offre anche qualche spunto di riflessione: cosa volere di più? Ogni capitolo è una continua scoperta e forse verrete sfiorati dal desiderio di esplorare quel fantastico mondo in cui è possibile vivere nel cielo o al centro della Terra, dove risiedono enormi salamandre infuocate.

Spero che Bruno Tosatti continui davvero questi racconti, avverando quanto descritto nell’introduzione. Intanto vi consiglio comunque Talib, o la curiosità perché una volta varcate le soglie del suo mondo vi ritroverete davanti tante cose stupende e non potrete fare a meno di volerne sapere di più, pagina dopo pagina.

Un ringraziamento speciale a Tunué

Nina-chan
Nina-chan Articoli
Dolce, carina, coccolosa, sadica, affascinata dall'horror e dal creepy... insomma, gli opposti convivono in me. "Mani in pasta" ovunque con collaborazioni tra sceneggiature, recensioni, gestione di disegnatori ed autori, sono loro il mio mondo. Datemi libri, non fiori.

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