Jumanji: Benvenuti nella Giungla

Jumanji Benvenuti nella giungla

Voto:

Tutti in redazione avevamo paura di guardare questo film. Tutti. Nessuno escluso.

Temevamo il confronto con il Jumanji storico, temevamo di vedere distrutto un altro mito della nostra infanzia e temevamo anche il ricordo di Robin Williams, buonanima, che ancora ci regala una fitta al cuore. Ma la presenza di Jack Black, come la più subdola delle sirene tentatrici, ha convinto me e il buon Asmael a farci coraggio, ed eccomi qui a recensire per voi Jumanji: Benvenuti nella Giungla.

Ma procediamo con ordine, partendo dalla trama.

Jumanji benvenuti nella giungla - gioco originale

È il 1996 e la scena si apre dove si era chiusa: una spiaggia sabbiosa dove si è arenato il gioco. Il giovane Alex Vreeke entra in possesso della scatola, ma l’accantona senza quasi degnarla di uno sguardo per dedicarsi ai suoi videogiochi. Jumanji sembra imparare la lezione e, nella notte, si trasforma in un videogioco per attrarre il ragazzo, che cade nella trappola e scompare nel nulla.

Venti anni dopo, quattro ragazzi vengono messi in punizione e costretti a ripulire lo scantinato della scuola, dove rinvengono la vecchia console di Alex in una scatola di donazioni. Per vincere la noia, decidono di collegarla ad un televisore e provare a giocare, trovandosi così intrappolati nel gioco con le fattezze, capacità e debolezze dei propri avatar. La trama del gioco è semplice: Van Pelt sta prendendo il controllo di Jumanji sfruttando un cristallo magico che loro dovranno riportare al proprio posto attraversando la pericolosa giungla.

Queste premesse potrebbero essere considerate qualcosa di classico ed accettabile se si stesse parlando di un comune film per ragazzi, ma questo film porta il titolo di Jumanji e l’eredità lasciata da un tale illustre antenato pesa enormemente sulla percezione che se ne può avere; ed è questo il primo, grande problema di questo film: un’onnipresente ombra del passato che oscura anche quel che c’è di buono e rischia di renderlo irritante.

Jumanji benvenuti nella giungla - ragazzi

Il film, giudicato singolarmente, è un prodotto godibile, leggero e spaccone in modo divertente che non presenta nulla di differente rispetto ai classici film per ragazzi, perfettamente standard, che si assesterebbe su una buona sufficienza se fosse stato girato senza la pretesa di agganciarsi ad altro. I protagonisti: Spencer, Bethany, Martha e Fridge, sono rispettivamente il nerd, la superficiale, l’asociale e lo sportivo, ben definiti e abbastanza stereotipati pur funzionando ottimamente nelle dinamiche del film, specie dopo l’ingresso nel gioco.

Gli avatar, interpretati da Dwayne Johnson, Jack Black, Karen Gillan e Kevin Hart, sono tutti in perfetta antitesi con la personalità di chi li ha scelti e rendono questi stereotipi esilaranti – in particolare, vedere Jack Black parlare e muoversi come una ragazzina civettuola è qualcosa di assolutamente fantastico. Tutta l’attenzione si concentra sui protagonisti e le situazioni buffe, togliendo spazio all’atmosfera e annullando ogni possibile tensione, così che non si viene a creare nessuna seria empatia con i protagonisti, che sono lì al semplice scopo di farci divertire.

Jumanji benvenuti nella giungla - jack black

Il tono del film è scanzonato, a tratti anche trash, e la scelta di rendere gli NPC, i personaggi non giocanti “nativi” del luogo, delle semplici comparse che ripetono le stesse frasi preimpostate, come accadrebbe in un videogioco, è certamente attinente al tema ma toglie immersione: non c’è niente che spaventi davvero o che crei momenti bui, anche le situazioni che potrebbero essere più tragiche vengono superate in fretta o spente da qualche battuta. Insomma, è chiaro che lo scopo del film sia di essere divertente, e in questo riesce alla perfezione, regalando dei buoni momenti.

Ciò non toglie, però, che alcuni elementi si attestino come autentici difetti: crisi emotive superate in fretta con discorsi banali, situazioni prevedibili e un’ambientazione pericolosa ma non messa in risalto. La mitica giungla di Jumanji è poco più che abbozzata, semplicemente sfruttata come luogo in cui i personaggi si muovono, e anche gli animali che vi si trovano, per quanto letali, si vedono poco e non suscitano particolari emozioni. Quel che poteva essere – e che era – un luogo oscuro, terribile e spaventoso è un semplice ammasso di verde pieno di zanzare, dal quale ogni tanto emergono animali feroci e nemici dotati di mezzi e armi decisamente moderni. E questo ci porta alla pecca più grande del film: Van Pelt, un villain storico che poteva essere rivisitato in molti modi ma che finisce con l’essere poco più di una comparsa dallo sguardo folle, poco incisivo e completamente diverso da ciò che era un tempo. A mio parere, uno spreco.

Jumanji benvenuti nella giungla - jack black, karen gillan, the rock

Il problema più grosso del film, alla fine, è proprio questo: il confronto col passato, con ciò che è stato il primo Jumanji e l’impatto emotivo che riusciva a creare. Il volersi staccare completamente dal vecchio film è ammirevole, e forse l’unico modo di affrontare l’idea di riprendere quel titolo, ma la stessa pellicola strizza l’occhio alla vecchia riempiendosi di parallelismi, citazioni e vere e proprie easter eggs che riportano in superficie nomi noti e situazioni passate. Così il film contribuisce attivamente ad accendere quella scintilla di malinconia che può solo affossarlo, ricordando agli spettatori i fasti di un passato che non può certo eguagliare per troppi motivi, in primo luogo per l’umorismo onnipresente, che fa da cardine all’intera vicenda e non ha niente a che vedere con la tensione e la profondità dell’originale.

Anche la vicenda di Alex, messa in chiara – chiarissima – analogia con quella di Alan Parrish, rimane qualcosa di molto superficiale ed incapace di smuovere emozioni, in primo luogo perché Alex resta una presenza fumosa della quale si sa poco o nulla, in secondo luogo perché una sequela di battute arriva veloce ad alleggerire il tutto, risultando anche irritante. Significativo anche il fatto che ai protagonisti siano concesse delle “vite”, come in ogni buon videogioco che si rispetti, e che siano quindi esenti, almeno all’inizio, dal provare seriamente paura e preoccupazione per la loro sopravvivenza, lusso che ai vecchi giocatori non era di certo concesso.

Dal punto di vista tecnico c’è poco da dire: la CGI è a momenti ben eseguita e armonizzata all’ambiente, in altri fin troppo finta con movimenti o azioni “plasticose” (come una Karen Gillan vistosamente fittizia che si arrampica sulle rocce) o impossibili, ma volutamente esagerate, e mammiferi un po’ posticci, mentre c’è un’ottima resa degli insetti. La recitazione funziona: i quattro avatar riescono a imitare bene gli atteggiamenti dei loro “io reali” (ho già lodato Jack Black?) anche se le situazioni del film esasperano spesso e volentieri determinate caratteristiche, in maniera forzata, e abbiamo un Dwayne Johnson non troppo espressivo ma funzionale. Una nota di merito va anche alle espressioni di Karen Gillan, davvero buffe in certi momenti, che mi hanno ricordato parecchio l’Undicesimo Dottore di Matt Smith. La piccola Amy Pond non riesce proprio a dimenticare il suo uomo stropicciato.

Jumanji benvenuti nella giungla - kevin hart

Il giudizio che mi sento di dare, alla fine, è una sufficienza scarsa. Scarsa perché, come già spiegato, il film contribuisce da solo a ricordare quel che non è, non è chiaro se per autoironia, per un ingenuo desiderio di accontentare i nostalgici o per un serio tentativo di ribadire e ostentare la propria posizione di sequel, finendo solo per lasciare l’amaro in bocca. L’idea di base, Jumanji che si evolve per trovare nuove vittime, non è male, ma si sviluppa in un modo troppo simile ad un film qualsiasi, dove sarebbe andato bene qualsiasi videogioco maledetto con qualsiasi nome.

Il mio consiglio strettamente personale, alla fine, è di guardarlo senza pretese, cercando di staccarvi il più possibile da tutti i riferimenti e i vecchi ricordi che vi torneranno in mente, e godervi 90 minuti di semplice distrazione per rilassare il cervello. O per allungare gli occhi sullo stacco di gamba di Karen Gillan, che di certo non delude mai.

Lithyan

Lithyan

Una giovane donna che sente di essere una vecchia di 70 anni con lo spirito di una ragazzina di 16. Appassionata di serie tv e qualsiasi cosa sia leggibile, la sua triplice età la rende in grado sia di entusiasmarsi come la più esaltata delle bimbaminkia, sia di criticare tutto come un anziano che fissa un cantiere, anche contemporaneamente.

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